Svevo, La coscienza di Zeno, Scheda di Lettura – La Frusta letteraria

Italo Svevo – La coscienza di Zeno –  

1.        LA COSCIENZA DI ZENO: BREVE INTRODUZIONE E CONTESTUALIZZAZIONE DEI BRANI 

“La coscienza di Zeno” è il terzo romanzo di Italo Svevo, iniziato nel 1919 e 

pubblicato nel 1923, a spese dell’autore nel numero di 1500 copie. (Bologna,

Cappelli). Il protagonista è il benestante cinquantasettenne Zeno Cosini che 

decide di seguire un percorso di psico-analisi con il Dottor S. che durante la 

terapia gli commissiona un memoriale autobiografico. La voce narrante è quella 

di Zeno che si sottrae sul più bello alla cura del medico dichiarando “L’ho 

finita con la psico-analisi. Dopo averla praticata assiduamente per sei mesi 

sto peggio di prima.”

cap.1 Fra il medico e il paziente corre una dichiarata antipatia. Il dottore offeso dal comportamento di Zeno decide di pubblicare le  sue pagine private per vendetta. “Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia” (Prefazione pag. 1) inoltre ci informa che questo racconto è pieno di verità e bugie che si accavallano l’una sull’altra,perdendo i propri confini, fino a non sapere più cosa o meno sia vero. Il racconto infatti non è organico, non segue con esatta cronologia l’effettivo ordine temporale in cui si sono svolti i fatti. Spetta al lettore farsi largo fra i pensieri di Zeno. Si compone di otto capitoli, compresi Prefazione e Preambolo (numerati come capitoli I e II) quelli che fra poco analizzeremo. 

Il capitolo 3 IL FUMO, parla del vizio di fumare e del tentativo di liberarsene, Il capitolo 4 LA MORTE DI MIO PADREnarra la lunga agonia che ha preceduto la morte del padre e i sensi di colpa maturati da Zeno in seguito ad essa. Il 5 la storia del mio matrimonio, tratta la vicenda di come il protagonista abbia chiesto di sposare due delle tre sorelle Malefeti e poi si sia trovato a sposare l’unica che non desiderava, rivelatasi poi moglie ideale. Il 6 LA MOGLIE E L’AMANTE, racconta di come Zeno  si sia procurato un’amante e di come questo in realtà sia stato utile per il  suo matrimonio. Nel capitolo 7 storia di un’associazione commerciale, vediamo il protagonista impegnato in affari con il cognato Guido,verso cui nutre quella che potremmo definire cordiale disistima, e del tentativo da parte di quest’

ultimo di simulare un suicidio disgraziatamente riuscito. Infine nel capitolo 8 

PSICO-ANALISI  Zeno manifesta l’intenzione di sospendere la cura, avendo capito 

che per lui,malato immaginario,non ha senso cercare di  “guarire” perché è la 

vita stessa a rappresentare la “malattia”.

2.        PREFAZIONE 

“Io sono il dottore di cui in questa NOVELLA si parla talvolta con parole poco 

lusinghiere. Chi di psico-analisi si intende sa dove piazzare questa ANTIPATIA 

che il paziente mi dedica.(…) Debbo SCUSARMI di aver indotto il mio paziente a 

scrivere la sua autobiografia.(..) LA PUBBLICO PER VENDETTA E SPERO GLI 

DISPIACCIA. Sappia però che io sono pronto di dividere con lui i lauti onorari 

che ricaverò da questa pubblicazione a patto che egli riprenda la cura. 

SEMBRAA TANTO CURIOSO DI SE STESSO! Se sapesse quante sorprese potrebbe risultargli dalle TANTE VERITA’ E BUGIE che egli ha qui ACCUMULATE.”

Voce narrante questa è l’unica pagina del libro in cui a parlare non è Zeno ma 

il dottor S., si intitola prefazione, ma è de facto parte integrante del 

racconto. Il topos classico del manoscritto ritrovato subisce un totale 

capovolgimento. Non serve a dare veridicità alla storia,bensì a cattutare l’

attenzione del lettore, a metterlo in guardia. Il lettore d’ora in poi starà 

più attento per riuscire a cogliere la linea sottile che separa la verità dalle 

bugie, si sente importante e gioca un ruolo di prima piano, Svevo è dunque 

riuscito a catturare la nostra attenzione in circa 10 righe e a farci stare 

attenti per più di 380 pagine. Grazie alla Prefazione capiamo già che questo 

non sarà un racconto organico ma un TORTUOSO VIAGGIO NELLA MENTE DI ZENO.

Solitamente i pensieri delle persone ci restano nascosti, a meno che la persona 

in questione non decida di metterci al corrente di tali pensieri,ma questi 

perdono allora la loro naturale originalità perché ci vengono COMUNICATI. Ecco 

uno degli aspetti più originali a mio parere di questa narrazione sveviana, NOI 

ENTRIAMO NELLA TESTA DI ZENO. Direttamente, senza filtri o censure. E questo è terribilmente affascinante. Quante altre volte potete dire di essere ENTRATI  NEI PENSIERI DI QUALCUNO DIRETTAMENTE? Senza che questo ponesse filtri? Ma starete pensando che il Dottor S. ci ha appena detto che Zeno ha qui accumulato  pile di verità e BUGIE. Ma perché Zeno mente? Se questa è la sua autobiografia Zeno non dovrebbe mentire. Ma dalla Prefazione osserviamo la parola ANTIPATIA, l’antipatia che il protagonista nutre nei confronti del dottore. E allora fra i pensieri di Zeno compaiono bugie,rivolte contro la moglie,i parenti,il dottore, ma soprattutto contro se stesso. Ho definito il viaggio che facciamo all’interno della mente di Zeno tortuoso,perché è così che la mente umana spesso si presenta, un po’ a caso , senza ordine,senza logica e molto spesso senza un 

perché. Spesso la nostra mente si aggira fra i ricordi come fa quella di Zeno 

nello stesso modo caotico.

Zeno è un inetto, un codardo, un bugiardo. Zeno non è particolarmente bello, o 

intelligente, non è un marito impeccabile né un impeccabile padre di famiglia. 

E’ pieno di dubbi, di incertezze e titubanze. Ma allora perché ci piace? Ci 

hanno insegnato che gli eroi dei romanzi non sono bugiardi, codardi e inetti, 

giusto? Sbagliato. L’imperfetto eroe antieroe sveviano lo è. E ci piace. Ed è 

proprio per questo che ci piace . Lo giustifichiamo il povero Zeno, lo scusiamo,

lo compatiamo. Siamo dalla sua parte noi. Ed ecco Zeno riesce a dare finalmente 

il nome a tante nostre paure,a tante nostre incertezze. Zeno ci capisce. E il 

fatto che riesca a farci conoscere meglio il nostro modo di essere è 

fondamentale.

3.        PREAMBOLO

“Vedere la mia infanzia? Più di dieci lustri me ne separano e i miei occhi 

presbiti FORSE POTREBBERO arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non 

fosse tagliata da ostacoli di ogni genere,vere alte montagne: i miei anni e 

qualche ora.(…) Lessi un trattato di psico-analisi, non è DIFFICILE DI 

INTENDERLO MA MOLTO NOIOSO.(…) Vedo e intravedo delle immagini bizzarre che non possono avere nessuna relazione con il mio passato:una locomotiva che sbuffa su una salita portando delle innumerevoli vetture,chissà donde venga e perché sia capitata qui.(..) Alla malattia cui sarai spinto anche da coloro che non lo vorrebbero. COME FARE?(..) TROPPE POSSIBILITA’ DI MALATTIA. RITENTERO’ DOMANI.”

DA SPIEGARE sia dal punto LESSICOGRAFICO sia CONCETTUALE le frasi  vedere la mia infanzia? dare particolare enfasi e sfumatura scettica, spiegare l’

atteggiamento di Zeno nei confronti della psico-analisi (il 21enne Bruno 

fratello minore della moglie di Svevo, omosessuale e tossicomane affetto da 

gravi disturbi nevrotici, entrato nel 1911 in analisi dallo stesso Freud a 

Vienna, è sottoposto, senza risultati ad un trattamento logorante”. Grande uomo 

questo nostro Freud ma più per i romanzieri che per gli ammalati. Un mio 

congiunto uscì dalla cura durata vari anni addirittura distrutto. Lett. A 

Valerio Jahier,10 Dicembre 1927, in Epistolario,a cura di Bruno Maier,Milano,

dall’Oglio 1966,pag.857-858)

Vedo(…)l’immagine bizzarra ha in realtà una precisa relazione in rapporto con il 

padre.

cap. 6 RITENTERO’ DOMANIIL PROPOSITO

Ecco un tema che diffonde la sua eco in tutto il romanzo. Ogni ultima sigaretta e la relativa data.

Ogni ultimo tradimento fatto alla moglie e la relativa data.

Ogni ultima bugia detta e la relativa data.

Il proposito di smettere di fare qualcosa. Il proposito di iniziare a fare 

qualcosa. 

Il gusto dell’ultima sigaretta,dell’ultima dolce sigaretta che non è mai l’

ultima. Ma cos’è questo gusto dell’ultimo?

Immaginiamo di effettuare un proposito “oggi ultimo pomeriggio fuori all’aria 

aperta da domani studio ogni pomeriggio”. Non sentite quanto è fresca l’aria 

sulla pelle? Avete mai sentito un sole più dolce? Avete mai passato un 

pomeriggio più lieto? Gli ultimi cinque minuti di sonno e poi mi alzo. Non sono 

forse stati i migliori cinque minuti del vostro sonno? Ma perché Zeno fa così? 

Perché facciamo così? Perché il sole di quel pomeriggio è stato il più dolce e 

gli ultimi  cinque minuti di sonno i migliori? Perché quell’ultimo rappresenta 

la vostra forza. Siete voi contro il vostro vizio,contro la pigrizia,contro 

qualsiasi cosa che vi impedisce di arrivare dove volete. E allora quell’ultima 

piccola trasgressione diventa la più dolce,la migliore,la più irrinunciabile. 

Perché per essere forti avete sempre domani. E Zeno dice appunto RITENTERO’ 

DOMANI. Un proposito che immancabilmente torna a ripetersi e ripetersi nella 

mente del nostro protagonista. Che girovaga qua e la fra salute e malattia

(fisica e mentale) soffermandosi sulle verità e sulle bugie, igannandosi e 

perdendosi per trovarsi e ritrovarsi immancabilmente immutato.

Non possiamo ignorare la provenienza di Svevo ogni volta che ci accingiamo a 

leggere una sua opera. La coscienza di Zeno non fa che porci spudoratamente 

dinnanzi a Triste. Le pagine sembrano trasudare quel ritmo caotico e brulicante 

di affari, trasportandoci nel confusionario mondo di Zeno.

Ginevra Manetti