Rossella O’Hara non era una bellezza”- Divagazioni su “Via col vento” – La Frusta

tp-7670414Cos’altro ci racconta più da vicino, il fumettone meglio scritto del primo dopoguerra? Davvero un sacco di cose. 

Da brava giornalista, la Mitchell era stata una scrupolosa conoscitrice della Guerra di Secessione (dalle sue biografie, in realtà, emerge un primissimo tentativo di studiare medicina, ma l’impegno presso l’Atlanta Journal Sunday Magazine resta la maggiore attività della sua storia); il libro conserva tutti i segni di questa ricerca. Il primogenito di Rossella, per fare un esempio, ha il nome di un generale sudista: difatti, nel romanzo Rossella ha un paio di figli che non compaiono nel film. E i suoi pensieri sono dieci volte più spietati delle moine e delle battute recitate. 

Piuttosto simile alla resa cinematografica è invece il personaggio di Rhett Butler, che però presenta nel cartaceo un duello finale ancora più intenso, ancora più sfaccettato e attuale, del memorabile epilogo del film. 

E Ashley? L’oggetto dei capricci quasi “mitologici” di Rossella risulta anch’esso legato alla vita della scrittrice, eterna innamorata di un misterioso gentiluomo che non riuscì mai ad afferrare. 

A chi si fosse chiesto cosa la O’Hara avesse trovato di tanto speciale, nel bruttino e antipatico personaggio di Leslie Howard, viene data parziale risposta nel romanzo: qui Ashley evoca la bellezza aristocratica di un principe nordico, e tanto le sue parole che i suoi gesti, seppur ancora più confusi che nel film, sono mossi da una ben più forte passionalità, e le sue riflessioni sono discretamente più brillanti. 

Una curiosità sul nome originale di Rossella è che quello “Scarlett” (“Scarlett O’Hara”) fu tradotto in varie edizioni nazionali; la nostra “Rossella” restituisce a suo modo il richiamo “cromatico” della versione inglese, tanto espressiva del suo carattere viscerale, ma nel doppiaggio spagnolo si scopre un più vicino e divertente “Escarlata”. 

L’universalità della O’Hara era cosa ben nota alla Mitchell, che disse: “Forse in ogni donna c’è una Rossella, cioè l’istinto di non rimanere remissiva sotto il giogo maschile“. Eppure la sostanza di questa eroina ci risulta appena più complessa. Rossella O’Hara non è semplicemente una donna istintuale, che “non vuole rimanere remissiva sotto il giogo maschile”. Rossella assomiglia di più alle eroine dei best-seller e della celluloide di oggi: quelle che cercano di dimostrare “che non c’è alcun bisogno di sposarsi… ma prima devono riuscire a sposarsi!”. La sua fragilità è il fermento stesso delle sue crudel macchinazioni, la sua tempra così volitiva è molto più

 matura della sua età (all’inizio, Rossella ha appena sedici anni), 

tp-7670414
tp-7670414

animwhip1-6249564

tp-7670414

topblue-3268421

Rossella O’Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l’illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della Guerra Civile cominceranno a spirare sul Sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell’amore e la storia impossibile con l’affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi… 

“Rossella O’Hara non era una bellezza”

“Rossella O’Hara non era una bellezza. Ma raramente gli uomini  se ne accorgevano…” .

Il romanzo di Margaret Mitchell spopolò ancor più di quanto non avesse già fatto dopo la produzione del film, della Selznick International Pictures per la regia di Victor Fleming (1939).

 La descrizione della protagonista sfata dal primo istante il “sacro ideale estetico” dell’interprete, Vivien 

Leigh. Mai vi fu donna più adatta a rappresentare la forza e la modernità di questo  personaggio, della piccola Vivien. 

Occhi di smeraldo guizzanti e vagamente isterici, smorfie di una elasticità che sarebbe rimasta l’icona stessa della sua eroina: Vivien Leigh era la protagonista perfetta per “Via col vento”… Ma una “bellezza”, una bellezza nel senso stretto del termine, lo era altrettanto. 

È sempre interessante sfogliare i germogli di un atto creativo, esattamente per come nacquero e per come furono elaborati dall’autore primo: autore primo che, nel caso di specie, neppure volle partecipare alla scelta del cast, e si rifiutò sempre categoricamente di dare un finale risolto alla storia della caparbia “Rossella”. 

Figlia di un ricco proprietario terriero, Rossella ama Ashley, che però le preferisce la cugina Melania. Rossella accetta l’offerta di matrimonio di un vecchio spasimante che, appena scoppiata la Guerra di Secessione, cade in battaglia. A causa del conflitto la proprietà e la famiglia di Rossella vanno in rovina. Lei deve trasferirsi in casa di Melania, ad Atlanta, città che viene messa a ferro e fuoco dai Nordisti ormai vittoriosi. Alla fine della guerra, sola e povera, ritrova l’avventuriero Rhett, arricchito e ancora disposto a occuparsi di lei.

Edizione Ultimate in cofanetto con 5 DVD che contiene: commento di Rudy Behlmer, Via col Vento: una leggenda del cinema, il restauro di una leggenda, cinegiornale della prima, The old south: cortometraggio del 1940, Centenario della guerra civile: cinegiornale del 1961, prologo internazionale, sequenze in altre lingue, considerazioni di Olivia de Havilland, Gable: un ricordo, Vivien Leigh e il personaggio di Rossella, gli attori non protagonisti, trailer vari, cartoline da collezione, booklet, locandine e molto altro ancora.

ma ha allo stesso tempo il gusto delle ostinazioni di una bambina. 

Il rapporto con la madre, odierna manager carismatica quanto generosa ed altruista, è una forma di venerazione inesaudita, perché la natura della protagonista ne è troppo lontana nella sensibilità. E la sola cosa che la spinge a combattere è il senso delle sue radici. Dopo quasi settant’anni dall’uscita del colossal, il fascino del personaggio ha un raggio molto più esteso della sua “scarsa remissività”. E l’incompiuto che si realizza nella storia caratterizza anche la vita di Margaret Mitchell, scomparsa a 49 anni senza aver più pubblicato altre 

opere di narrativa. Ultimo flash: se una battuta provocatoria di una sua amica non avesse stimolato in lei il desiderio di esporre il manoscritto, la storia di “Via col Vento” avrebbe riposato nel cassetto probabilmente per sempre.

La Frusta Letteraria – Rivista di critica culturale on line