Roland Barthes – Biografia e opere – LaFrusta letteraria

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Roland Barthes

Scrittore e semiologo francese (Cherbourg, 1915 – Parigi, 1980).

tp-6227914Innamorato della musica e della letteratura, intraprende inizialmente gli studi di  linguistica (1950) e di lessicologia (1951 -1952). Nel 1953  pubblica i primi studi di “mitologia sociale”, scritti a seguito di una riflessione su Marx, Sartre e Brecht: Il grado zero della scrittura, «dimostrazione dell’impegno politico e storico della lingua letteraria». Molti vedono oggi in questo brillante saggio   una delle più perspicaci  e prime manifestazioni della nuova critica, come pure in Michelet par lui -même  (1954), saggio altrettanto brillante di “parabiografia” d’ispirazione psicanalitica.

Nel 1957, Barthes riunisce in Mythologies alcuni saggi già apparsi sciolti tra il 1954 ed il 1956, nella rivista Les  lettres nouvelles; la seconda parte (Le mythe aujourd’hui) di questa raccolta aggressiva, destinata a «cogliere nell’arte illustrativa lo spontaneo abuso ideologico», è un saggio di tipo accadenico in cui tenta  una teoria semiologica dell’”ideologia” (rappresentazione mentale) e della “parola” (in greco mythos, racconto, da cui deriva la parola mito) piccolo-borghesi, così come traspaiono in particolare dalla stampa a grande diffusione, e di cui s’era occupato nella prima parte con saggi brillanti e acuti. Successivamente, Barthes si dedica ad un’analisi approfondita dei segni della moda (intesa soprattutto come vestiario), ma pubblicherà queste ricerche confluite nel Sistema della moda soltanto nel 1967, libro preceduto (nel 1965) da Elementi di semiologia. Interrogandosi sullo statuto del segno, Barthes inverte il postulato di Saussure secondo il quale la linguistica è soltanto una parte della semiologia.

Proseguendo la sua ricerca critica, pubblica nel 1963 Su Racine e nel 1964 Saggi criticiSu Racine gli guadagna un violento attacco dal mondo accademico nella persona di  Raymond Picard (Nouvelle critique ou nouvelle imposture, 1965), al quale Barthes risponde in modo tagliente (Critica e verità, 1966). Del  1970 è S/Z (saggio sul racconto di Balzac  Sarrasine) e del 1971 Sade, Fourier, Loyola, analisi di testi che si richiamano ad un tempo sia ai  lavori di Lacan sulla funzione simbolica, la teoria del soggetto, ecc., come anche a  quelli del gruppo di Tel Quel (Philippe Sollers,  Jean-Pierre Faye, Jean Ricardou, e Julia Kristeva)  sui codici della lingua.

L’ ammirevole saggio L’impero dei segni (sul Giappone, 1970) lasciava filtrare un Barthes moraliste ossia studioso dei costumi sociali.

Da questi anni in avanti, scrittore e critico sempre più consacrato dalla stampa, anche non specialistica, e dai media, Barthes si configura sempre più come un raffinato lettore (nel senso più ampio del termine) alla ricerca di un’arte del vivere. Barthes interroga i suoi gusti: Il  piacere del testo (1973), Roland Barthes visto da Roland Barthes (1975), Frammenti di un discorso amoroso (1977),  La camera chiara. Nota sulla fotografia  (1980).

Direttore di corsi all’École pratique des hautes études fin  dal 1962, fu anche professore al Collège de France riuscendo in un personalissimo equilibrio tra critica “militante” e accademica (merito suo, certamente, ma anche delle duttili – dipinte sempre però  come ieratiche e rigide – istituzioni culturali francesi), dal  1976  alla morte. Morte avvenuta a Parigi nel 1980 in un incidente stradale, mentre veniva atteso a Milano (anche dal curatore di questa pagina) ad un convegno su  Stendhal.

Innumerevoli e sempre prontamente tradotti i suoi testi postumi. Roland Barthes resta una delle figure più raffinate ed eleganti di quella straordinaria stagione culturale espressa dalla Francia tra gli anni 50-70, che, investendo e investigando testi, segni, oggetti sia della cultura alta sia di quella più comune, ci hanno detto da quale straordinaria “foresta di simboli” è circondato nel mondo contemporaneo anche l’uomo più umile o meno sofisticato.

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pagina a cura di Alfio Squillaci

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