Oscar Wilde – Biografia e opere

Oscar Wilde (Oscar Fingal O’Flahertie Wills, detto Oscar Wilde). 

Scrittore irlandese di lingua inglese, (Dublino, 1854   – Parigi, 1900). 

Celebre per l’audacia dei suoi costumi, estremi e raffinati, la sua lingua, la sua verve incisiva, Wilde appare come uno spirito brillante ed un narratore abbagliante, che sperimenta volta a volta la confessione  sincera di verità segrete o la dissimulazione e l’ipocrisia.  «Questo grande maestro in dissimulazione», come  diceva di lui Gide, vuole pervenire, sotto la copertura dell’artificio, ad una coscienza lucida e tragica; ciò che sembra un atteggiamento è in effetti smentito da Intenzioni (1891), codice armonioso di un’estetica che sviluppa nel Ritratto di Dorian Gray (1891) ed Il delitto di lord Arthur Savile (1891).

Così, quest’uomo che non sapeva mai dove finiva il ruolo che si attribuiva e dove cominciava quello che l’esistenza gli imponeva diventò, a dispetto dell’opposizione degli ambienti tradizionalisti, l’idolo dell’élite intellettuale e mondana della Gran Bretagna e dell’America.

Oscar Wilde nacque a Dublino il 16 ottobre 1854. Suo padre, sir William, era un chirurgo famoso. Sua madre, Jane Francesca Elgee, è l’autrice, sotto lo pseudonimo  di “Speranza”, di una prosa incendiaria e di poesia imitativa a favore del partito nazionalista della Giovane Irlanda.

Al Trinity College di Dublino, John Pentland Mahaffy trasmette a Wilde la passione della cultura e della letteratura greche. Nel 1874, Wilde ottiene una borsa di studio al Magdalen college di Oxford dove passa quattro anni, e subisce l’influenza della visione artistica di John Ruskin e dell’edonismo estetico di Walter Pater. Nel 1878, vince  il premio di poesia di Newdigate con Ravenne (Ravenna); più tardi, nello stesso anno, visita la Grecia con Mahaffy. Si installa a Londra, e perviene rapidamente alla celebrità per il suo temperamento elegante  e le sue eccentricità, tanto nel suo modo di vestirsi che nel suo comportamento. Le sue Poesie (1881), benché poco originali, conoscono un grande successo. Du Maurier lo effigia in caricatura nel giornale satirico  “Punch”, sotto le sembianze  di Jellaby Postlethwaite; Gilbert e Sullivan fanno la stessa cosa, ed appare sotto le caratteristiche di Bunthorne nell’opera “Pazienza” (1881). Nel 1882, trionfa negli Stati Uniti dando una serie di conferenze. Il 29 maggio 1884, sposa Constance Lloyd, che gli darà due figli, Cyril e Vyvyan.

Fino alla fine degli anni  ‘80, la produzione letteraria di Wilde è secondaria. Tiene perlopiù conferenze, pubblica una rivista intitolata “The Woman’s World”, scrive qualche saggio, e pubblica  Il principe felice  (The Happy principe and Other Tales, 1888), una raccolta di racconti di fate piena di spirito, che segna l’inizio del suo periodo di scrittura più prolifica. Nel 1891,

pubblica fra altre opere le sue Intenzioni, dialoghi e saggi di critica estetica, e Il Ritratto di Dorian Gray (The Picture of dorian Gray), un romanzo decadente, in parte ispirato a quello di Joris K. Huysmans, Controcorrente (1884).

Il 20 febbraio 1892, George Alexander mette in scena Il ventaglio di lady Windermere (Lady Windermere’s fan) al teatro St. James, pièce di Wilde che dà un nuovo slancio alla commedia inglese. Seguiranno Una donna senza importanza (A Woman of no Importance, 19 aprile 1893), Un marito ideale (An Ideal Husband, 3 gennaio 1895), e Dell’importanza di essere onesto (The Importance of Being Earnest, 14 febbraio 1895). Nelle prime tre commedie, gli intrighi tradizionali si cancellano a favore di dialoghi fra i più spiritosi mai gli scritti in lingua inglese. Con l’ultimo, nel quale l’intrigo è  deliziosamente assurdo quanto le battute, produce una opera unica nel suo genere.

La catastrofe lo sorprende in piena gloria. Wilde ha una relazione con   lord Alfred Douglas, figlio del marchese di Queensberry. Il marchese accusa pubblicamente Wilde di pratiche omosessuali, e quest’ultimo ha l’imprudenza di denunciarlo per diffamazione. Perde il processo, è arrestato e condannato, per offesa al buoncostume, a due anni di lavori forzati al carcere di Reading (1895-1897). È in questi frangenti che scrive De Profundis, una lunga lettera ad Alfred Douglas, che uscirà nella sua versione più completa nell’edizione di Rupert Hart-Davis nel 1962.

Dopo la sua liberazione, Wilde scriverà la sua migliore poesia, La Ballata del carcere di Reading (The Ballad of Reading Gaol, 1898).

 È   un uomo distrutto, e vive i suoi ultimi anni sul continente.

Rovinato nell’ onore e nel suo prestigio, resiste soltanto grazie agli aiuti che gli concedono alcuni amici.  Prostrato dalle sofferenze fisiche e morali, si rifugia in Francia e sceglie lo pseudonimo di Sébastien Melmoth. Hugo von Hofmannsthal coglie perfettamente il fondo tragico dell’opera e della vita di Oscar Wilde: «Melmoth era devastato dalla prigione e dall’approssimarsi della morte, ristretto a  vivere i suoi ultimi anni nell’ombra.  Il destino di quest’uomo sarà stato di portare successivamente tre maschere: Oscar Wilde, C 33, Sébastien Melmoth. Il suono del primo suggerisce splendore, orgoglio, incanto; il secondo è terribile, uno di quei marchi stampati col ferro incandescente  sulla spalla di un criminale. Il terzo è il nome di un fantasma… ».

A Parigi, Wilde si lascia andare a una deriva  verso la morte, nella miseria e nella solitudine. Muore all’hotel d’Alsace, rue des Beaux-Arts, il 30 novembre 1900. Sarà sepolto nel cimitero parigini del Père Lachaise. André Gide, al quale  Wilde aveva confidato di   «avere messo tutto il suo genio nella sua vita e soltanto il suo talento nella propria opera», raccolse alcune delle sue improvvisazioni in un libro di memorie, che mostra  il contrasto tragico tra gli ultimi anni, di una gravità penosa, ed il periodo mondano, brillante e paradossale.

La parte principale della poesia di Wilde manca alternativamente d’originalità e di sincerità; le sue incursioni nella tragedia, come con Salomé (1893), puntano  pericolosamente allo scandalo e alla diatriba.  Alcune sue opere narrative  o i saggi come Il delitto del lord Arthur Savile , Il  Ritratto del sig. W. H. (The Ritratto of mr W. H.), e L’anima dell’uomo sotto il socialismo (The Soul of Man Under Socialism), tutti pubblicati all’origine in periodici, rispettivamente nel 1887,1889, e 1891, sono ancora letti ai nostri giorni.

Ma la sua presenza rimane preponderante nella commedia inglese, genere   ispirato alle commedie realistiche di Henrik Ibsen e di Victorien Sardou, ma anglicizzato ed edulcorato da Arthur Wing Pinero ed Henry Arthur Jones e rinnovanto da Wilde che intervenne sugli standard dell’umorismo, aprendo la via a George Bernard Shaw, che nell’analisi della società inglese (si veda lo specifico raffronto tra  Il marito ideale  e  Pigmalion)  fu senz’ altro critico più caustico e più  penetrante dell’ipocrisia borghese.

La  Ballata del carcere di Reading  

Poema di Oscar Wilde, pubblicato nel 1898 

Generalmente considerato come il miglior  poema di Oscar Wilde, questo testo è anche la sua ultima opera letteraria. All’opposto della maggior parte delle sue opere precedenti che utilizzano la molla comica per denunciare l’ipocrisia della società, il tono della Ballata del carcere di Reading è scuro e malinconico. Ispirate dal soggiorno in prigione di Wilde tra il 1895 e 1897, le sue descrizioni pittoresche della vita carceraria perorano per la compassione e la comprensione verso uomini letteralmente distrutti dalla restrizione. 

Wilde presenta il prigioniero come una vittima che è stata spinta a compiere una cattiva azione, e condanna la prigione come il luogo dove il male, lungi dall’essere attenuato, si trova  moltiplicato:

I   peggiori misfatti, come piante tossiche si sprigionano all’aria della prigione. Solo la bontà che è nell’uomo in questo luogo si perde e   appassisce. Benché il poema sia a volte vicino all’esortazione retorica, la sua principale forza risiede nella sua evocazione combattiva del dolore, e nella sua descrizione del disperazione dei prigionieri.

Dell’importanza di essere onesto – Commedia in tre atti di Oscar Wilde (1895).

“ L’importanza di essere franco” (o altrimenti tradotta con “L’importanza di chiamarsi Ernesto” (The importance of Being Earnest) è senza dubbio la commedia più spiritosa di Wilde; fu rappresentata per la prima volta a Londra il 14 febbraio 1895. Tuttavia, la prima serie di rappresentazioni fu ridotta dallo scandalo che colpì Wilde; con il seguito, la pièce fu molto spesso ripresa, ed il suo spirito rimane sempre   duraturo. Alcuni critici tendono finanche a considerarla come una delle più migliori commedie dei tempi moderni.

John Worthing ed Algernon Moncrieff ordiscono uno stratagemma  in comune. John, che vive in  campagna, si è inventato a Londra un fratello scioperato, Ernest (Franco o Probo nelle traduzioni italiane), che gli funge da scusa per andare in città e sfuggire di tanto in tanto alle restrizioni  pesanti della vita di campagna cui deve sottoporsi anche  per vegliare su Cécile, la sua giovane pupilla. Algernon a Londra, si è inventato un amico invalido, Bunbury che vive in campagna, e che gli funge da pretesto per evitare alcune  corvée della vita mondana cittadina. John, un trovatello educato da un benefattore ricco, è innamorato di Gwendolen, figlia della zia di Algernon, la temibile Lady   Bracknell. Gwendolen che conosce John sotto il nome di Ernest, condivide il suo sentimento, e si fidanzano. Da parte sua, Algernon si reca all’indirizzo di John in campagna, e si fa passare agli occhi di Cécile per Ernest Worthing. Le situazioni assurde si accumulano, l’intrigo diventa una parodia complessa dei temi tradizionali del melodramma vittoriano quali quelle dell’erede scomparso, la perfida nutrice e gli scambi di identità. Tutti gli atti della vita che sono generalmente circondati di una grande serietà, dalla nascita alla morte, sono qui presi a ritroso e trascinati in un turbinio comico, che solo il più rigoroso dei moralisti potrebbe considerare come un affronto alle convenienze.

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Il delitto di lord Arthur Savile  – Raccolta di novelle di Oscar Wilde (1891).

In questa raccolta sono stati pubblicati due delle più famose novelle di  Oscar Wilde: Il delitto di lord Savile e Il Fantasma di Canterville. La prima, che dà il suo titolo alla raccolta, si incentra sul giovane lord eponimo; un chiromante gli  predice che diventerà assassino, cosa che egli mette in atto (una profezia che si autoavvera). L’azione del secondo si svolge in un castello abitato dal fantasma  acquistato da americani. Sfottuto,  tormentato il fantasma dei luoghi trova requie soltanto con la grazia di un bambino innocente. Humour, gusto del fantastico, squisitezza e levità  fa di queste novelle piccoli capolavori a metà tra lucidità e calcolato patetismo.

Il Ritratto di Dorian Gray – Romanzo di Oscar Wilde (1891).

Quest’unico romanzo di Oscar Wilde deve il suo titolo al nome di un giovane uomo che l’autore voleva sedurre, John Gray. Tuttavia, non è è il “ritratto”. L’opera ha per eroe un dandy dalla fosca bellezza e dai costumi traviati. Ammirando il suo ritratto, che ha appena effettuato un amico pittore è preso dal pensiero della sua gioventù che il trascorrere del tempo fatalmente porterà via. Grazie a un sortilegio, ottiene di conservarla in eterno. Ma questa magia avrà un prezzo: il ritratto invecchierà al suo posto, di ora in ora, di giorno in giorno. Incurante delle conseguenze di questo patto, Dorian si lancia allora in una vita più dissoluta che mai. Si libera da qualsiasi morale e predica soltanto piacere, cinismo, corruzione.

Incapace di rimorsi, è anche pronto ad uccidere chi gli attraversa la strada. Gli anni passano. L’aspetto di Dorian non cambia. Tuttavia, sul suo ritratto, accuratamente al riparo degli sguardi, i segni dei suoi vizi e del tempo passato si moltiplicano. Una sera, Dorian Gray è preso da una crisi di panico dinanzi al  proprio quadro. In un gesto folle lo squarcia  con un pugnale. Ma accade che è egli stesso a cadere sotto i colpi.  Cade morto, il coltello immerso nel cuore. Istantaneamente, la sua figura si trasforma in quella del vecchio che egli è, colpita dai segni di un’esistenza consegnata al vizio. Il ritratto,   ha ripreso i suoi colori d’origine: quelli di un giovane

uomo dalla bellezza risplendente.

Segnato dal sigillo del simbolismo, il romanzo di Wilde fece scandalo al momento della sua pubblicazione. La critica puritana vittoriana vi individuò soprattutto la celebrazione del vizio e dell’immoralità. Tuttavia, oltre quest’aspetti, Wilde pone una serie di questioni universali e profonde. Quelle dell’estetismo, dell’opposizione tra l’arte e la vita, del carattere anarchico ed autodistruttivo di un’esistenza interamente dedicata alla sensazione pura.

Salomé – Dramma di Oscar Wilde (1892).

Scritto in francese per Sarah Bernhardt, ma creato da Lugné Poé e recitato da uomini, questo dramma riprende l’episodio famoso delle scritture: nuora di Erode il Tetrarca  – che la desidera – Salomé, principessa ebrea, cade innamorata del profeta Giovanni il battista. Quest’ultimo la rifiuta. Erode chiede allora alla giovane donna di ballare per lui. La danza ha luogo. In cambio, la giovane donna ottiene la testa di Giovanni su un piatto. Ma colpito dalla lascivia  dello spettacolo, il tetrarca fa uccidere Salomé dai suoi soldati. Retta da una architettura audace, quest’opera è una meditazione sottile sulle relazioni del desiderio e della morte, dove Salomé, “dea dell’isteria immortale” (Huysmans) è capace di abbracciare voluttuosamente la testa tagliata del santo che ha rifiutato le sue avance. 

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Pagina a cura di Alfio Squillaci

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