Michel Houellebecq – Le particelle elementari

tp-2746006

animwhip1-5029455

Michel Houellebecq  – Le particelle elementari – Bompiani, Milano, 2000.

Rispetto a  certe evanescenze narrative (penso al nostro Baricco o al francese Echenoz) questo è un libro esagerato ed audace che  giunge dritto dalla grande tradizione letteraria francese che solo sbrigativamente  chiamiamo realismo:  è un figlio di Céline, di Sade, di Rabelais, dello  Zola più naturalista e “biologista”. Ed è un libro “enorme”, come non se ne scriveva da decenni. Se negli  ultimi lustri, infatti, la scena letteraria è stata occupata dal “minimalismo” – corrente imposta dall’Homintern  (l’Internazionale gay, Arbasino dixit) che tanto potere ha nelle scelte delle case editrici, adesso  in fase di ulteriore riflusso  verso quadretti  piccolo-borghesi –  qui siamo di fronte ad uno scrittore vero, ossia uno scrittore  “massimalista”, uno che si confronta à la diable con gli assoluti: Dio, il Mondo, la Storia, la Civiltà Occidentale, la Donna, la Sessualità…

Michel Djerzinski e Bruno Clément sono i due fratellastri protagonisti del romanzo. Abbandonati da una madre borghese ricca e dissoluta e da padri altrettanto ricchi quanto inconsistenti, vengono allevati l’uno da una nonna tenace e dolcissima, l’altro in un collegio della banlieue  parigina dove subisce le angherie più ignominiose. Michel viene sù freddo, razionalista e ricercatore di  biologia molecolare, Bruno un patetico e goffo erotomane, insegnante di lettere, e con un piede sempre pronto a varcare la  clinica psichiatrica. Le loro vicende sentimentali e sessuali vengono seguite da presso  dall’occhio impietoso dell’autore che da una parte non esita ad entrare nel rovente frasario delle  scene porno più outrées – con qualche omaggio di troppo ai prodotti di stagione pulp e splatter – e dall’altro provvede a raffreddare  il tutto col ricorso frequente al linguaggio scientifico. Che, invece di  gelare le descrizioni del magma delle passioni, aggiunge stilisticamente un di più di sinistra e tragica consapevolezza: “noi siamo fatti così” ci dice a ogni piè sospinto Houellebecq ( anche il titolo è un’allusione scientifica),  e il libro, iperletterato tuttavia, ossia esteticamente “coperto”, s’instrada sulla scia di Darwin, Comte, Freud, di coloro che hanno detto sull’animo umano non qualcosa di più, rispetto, ad esempio,  ai moralistes classici francesi, ma di diverso, di ghiandolarmente fondato.

Il romanzo è per innanzi   uno spietato atto di accusa contro i genitori degeneri – forse quelli dell’autore che non a caso  porta il cognome della propria nonna. Ma esibisce un nucleo “ideologico” molto forte che va al di là dei casi individuali, e cioè una polemica rancorosa contro la rivoluzione sessuale e di converso, seppur sottotraccia, contro quella sinistra “antropologica” che l’ha sostenuta dagli anni ’60 in avanti. A partire dalla legalizzazione della contraccezione e dalla libera vendita della pillola, dice la voce narrante «ampie fasce  di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell’ascesa storica dell’individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale  ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno». 

Sarebbe sciocco polemizzare con le idee che l’autore esplicita in forma gnomica ed apodittica, certo è che esse sono artisticamente e sapientemente “dimostrate” sia nella vicenda narrata e nei suoi necessari sviluppi – che non anticipiamo ai lettori, spero numerosi, di questo capolavoro- sia  negli  struggenti personaggi, quelli femminili soprattutto, la nonna di Michel, l’indimenticabile e tragica  Annabelle, la dissoluta Christiane, in tutte le esistenze frantumate, e sono tante,  che questo romanzo spietatamente espone.

Un romanzo crudo e vero, senza ipocrite ellissi, squilibrato e potente. Un libro esplicito, “politicamente scorretto” (se deve dire, solo per fare un esempio, che il Brasile, con le sue miserie  economiche ed erotiche, è un paese del cazzo  – scusate vengo appena fuori dalla pornolalia del romanzo – lo dice senza tante perifrasi). È  un libro che colpisce nel bersaglio grosso delle miserie della nostra allegra civiltà erotico-pubblicitaria e poi lavora di fino nella zona grigia dei nostri rimorsi e della nostra insopprimibile aspirazione ad una vita più autentica ed armoniosa

Si esce dalla sua  lettura profondamente inquieti e toccati, scossi nelle nostre certezze erotico-sentimentali, cambiati, certi di una grande acquisizione spirituale.

Alfio Squillaci

(5 aprile 2003)