Alice Gonzi – Zarathustra a Parigi -La ricezione di Nietzsche nella cultura francese del primo Novecento – La Frusta

Zarathustra a Parigi

La ricezione di Nietzsche nella cultura francese

del primo Novecento

Capitolo I

Il primo problematico

contatto francese con Nietzsche

Panorama storiografico

1.1. Prime traduzioni e primi dibattiti (1876–1895)

Una premessa sembra necessaria prima di affrontare la questione della ricezione francese di Nietzsche: essa è, senza dubbio, assai complessa e niente affatto univoca. L’analisi di essa sta, peraltro, progredendo grazie a nuove pubblicazioni che dilatano i troppo angusti limiti invalsi a seguito di opere come quella di Eric Hollingsworth Deudon, Nietzsche en France: l’antichristianisme et la critique, 1891– 1915.(1) Secondo l’autore, la prima ondata di critici francesi di Nietzsche sarebbe contrassegnata da «disonestà»,

«inettitudine» ed ignoranza rispetto ai più originali aspetti del pensiero nietzschiano, tratti che avrebbero portato tutti i protagonisti della prima fase della recezione di Nietzsche ad utilizzarne i temi per i propri personali interessi.

Così Henri Albert avrebbe causato un gravissimo danno al filosofo tedesco: «Il suo ritratto dell’Übermensch… è la caricatura che ispirerà più tardi Joseph Goebbels o Alfred Rosenberg». (2)

Continuando, durante la Prima Guerra Mondiale, le idee di Nietzsche sarebbero state esclusivamente politicizzate, fino a diventare, presso alcuni, l’esempio più lampante della «follia tedesca».(3) In tale panorama, contrassegnato da ignoranza e cattiva fede, solo Émile Faguet sembrerebbe aver compreso Nietzsche, soprattutto per quel che riguarda Così parlò Zarathustra: «Se l’atteggiamento della critica francese, all’inizio del Ventesimo secolo, rimane fino a qui ostile a Nietzsche, l’autore di Zarathustra troverà, nella persona di Émile Faguet, un esegeta capace, nel 1904, di sostenere il contrario delle idee diffuse dalle riviste benpensanti». (4)

tp-9713494Se parlare in tali termini può essere almeno in parte corretto, sembra urgente la necessità di limare tali giudizi non solo troppo severi ma, probabilmente, anche inesatti per scandagliare le varie, cangianti, problematiche posizioni degli autori che verranno presi in considerazione.

Innanzitutto, la figura e l’opera di Nietzsche (5) si trovano a vivere in Francia, nel primissimo periodo della loro ricezione, dunque dal 1876, una situazione ambigua. Per un verso, infatti, la ricchezza della fioritura dei dibattiti sembra essere stata preparata da una «sorta di pre–nietzschianesimo latente, [che] aveva predisposto un buon numero di spiriti ad accogliere e a comprendere questo pensiero» (6) dovuto alle sue numerose letture di autori francesi che avrebbero reso l’autore tedesco e le sue idee più prossime ai primi interpreti francesi. In effetti, Nietzsche si interessa alla cultura francese passando per la lettura di Essais de psychologie contemporaine di Paul Bourget (l’opera esce nel 1881, in edizione definitiva e aumentata nel 1901, Nietzsche legge l’edizione del 1883) in cui lo colpisce una frase a proposito dello «stile di decadenza in Wagner». La lista delle letture che Nietzsche affronterà a partire

dall’inverno 1883–1884 fino al 1888–1889, e che sono indirizzate alla ricerca di opinioni riguardo la decadenza è lunga: T. Gautier, G. Flaubert, i de Goncourt, Maupassant, F. Brunetière. J. Lemaître, E. Fromentin, Baudelaire; approfondisce, inoltre, Mérimée, Sainte–Beuve, Taine, Renan,  X. Doudan (7). Per queste ragioni, se è vero che Nietzsche ha avuto una grandissima influenza sugli autori francesi delle generazioni a venire è anche vero che, in una sorta di circolo, era stato precedentemente influenzato da quelli a lui contemporanei.

«Si è cercato di spiegare l’enorme influenza di Nietzsche sulla cultura francese attraverso un nietzschianesimo pre–esistente. Propongo, invece, di cambiare questa falsa prospettiva. È Nietzsche stesso che, con la sua intima conoscenza della letteratura francese, si era assimilato alla cultura francese»(8)

D’altro canto, però, altre ragioni rallentano quanto meno l’attenzione da parte francese verso Nietzsche e le sue opere: in Francia, durante la Terza Repubblica, la filosofia universitaria si riconfigura in direzione di un orientamento quasi esclusivamente neo–kantiano, il cui interesse verso il primato del dovere e dell’etica impedisce, ovviamente, l’accoglienza di teorie drasticamente critiche rispetto alla morale come quelle di Nietzsche. E, in effetti, per quei filosofi che non fanno parte della «ufficialità» accademica: la «voga della filosofia di Nietzsche è precisamente [. . .] una reazione contro la precedente infatuazione in favore della filosofia tedesca [. . .] Il pensiero di Nietzsche è, infatti, l’arma più mortale che mai sia stata affilata contro il moralismo metafisico di Kant». (9)

tp-9713494Anche se Jules de Gaultier parla da un punto di vista interessato, in quanto ostile alla «filosofia ufficiale» universitaria e in quanto si definisce filosofo «neopagano», tuttavia: le sue analisi hanno il merito di mettere chiaramente in luce che il kantismo ed il neo–kantismo, a cui si rifà la maggioranza dei filosofi universitari francesi, sono un ostacolo per la ricezione di Nietzsche. Inversamente, il declino del neo–kantismo nell’istituzione universitaria creerà delle condizioni molto più favorevoli perché i filosofi prendano in considerazione Nietzsche.(10) 

tp-9713494Un ulteriore fattore di rallentamento sono i giudizi che del filosofo tedesco danno alcuni rappresentanti dei circoli wagneriani francesi e parigini in particolare. E, in effetti, la prima traduzione in lingua francese è dettata dall’interesse verso Wagner, quindi da un interesse indiretto rispetto alla produzione nietzschiana: nel 1877, la svizzera Marie Baumgartner traduce la IV Inattuale, Wagner a Bayreuth. Questa traduzione, che aveva suscitato molte speranze per la diffusione di Nietzsche in Francia, come dimostra una lettera di Paul Rée a Elizabeth Nietzsche del I febbraio 1877, non ebbe in realtà il successo sperato. Anzi, alcuni wagneriani cui la traduzione era idealmente destinata non perdonarono a Nietzsche la successiva rottura con il musicista: alcuni tra quelli che Nietzsche aveva conosciuto (tra cui, nel luglio 1876 Edouard Schuré al Festival di Bayreuth, Catulle Mendès, Gabriel Monod) saranno in seguito noti anti–nietzschiani (11).

tp-9713494Nietzsche aveva avuto uno scambio epistolare con Hippolyte Taine, al quale aveva inviato diversi volumi (nel 1886 Al di là del bene e del male, nel 1887 Aurora e nel 1888 Crepuscolo degli idoli) (12) e sul quale, alla fine del 1888, riponeva molte speranze per una ricezione in Francia. Nietzsche aveva proposto la traduzione di Ecce Homo ad August Strindberg, il quale aveva accettato a patto di un alto onorario.

Taine, per la traduzione di Crepuscolo degli Idoli, consiglia a Nietzsche di rivolgersi a Jean Bourdeau. (13)  Questi, redattore del «Journal des débats» e della «Revue des deux mondes», è uno dei primi autori che se ne occupa prima del tracollo di Torino; egli, infatti, pubblica proprio sul «Journal des débats» un articolo nel 1888 che sarà in seguito inserito in Les Maîtres de la pensée contemporaine(14)  La prima lettera di Bourdeau (27 dicembre 1888) fu, comunque, piuttosto fredda ed una successiva risposta all’invio da Torino di uno degli ultimi manifesti antiprussiani di Nietzsche, con la richiesta di pubblicarli nel «Journal des débats», arrivò quando ormai era troppo tardi. (15)

Un’ulteriore lettera, in quei drammatici primi giorni del gennaio 1889, doveva

sorprendere ancora di più Bourdeau: la missiva in cui Nietzsche gli confidava «di essere il Cristo in persona, il Cristo Crocefisso»; (16) o, come suona nella sua forma completa:«Io sono il Cristo, il Cristo stesso, il Cristo Crocefisso».(17)

Affermazione che Bourdeau conserva nel suo «ricordo personale perché è interessante constatare quale singolare forma abbia preso in Nietzsche il delirio di persecuzione e di grandezza. L’infelice si incarnava non nel suo Zarathustra, ma in quel Cristo sul Golgota, in quel Dio degli schiavi contro cui aveva lanciato l’anatema».(18)

tp-9713494Nietzsche era giunto a Bourdeau tramite Taine e, a questi, tramite Gabriel Monod che aveva conosciuto all’interno del circolo di Malwida von Meysenburg; Monod si era, infatti, fidanzato, nel 1872, con Olga Herzen una delle figlie di Alexander Herzen. Nietzsche aveva apprezzato il suo lavoro su Gregorio di Tours e, nel 1873, in occasione delle nozze con la Herzen, gli farà dono della Monodia a due. In realtà, Monod non era disposto a seguire Nietzsche nelle sue conclusioni, né sembra aver avuto la forza e la volontà di editarne le opere a Parigi, ma ha il merito di aver spinto suoi allievi della Normale ad interessarsene: soprattutto, Charles Andler, ma anche Daniel Halévy. Del resto, Monod, pur intrattenendo rapporti cordiali, anche se distaccati, con Elizabeth Nietzsche, riterrà il fratello, che dal momento della loro conoscenza gli ha sempre inviato i propri volumi, scrittore, moralista, poeta, ma, in accordo con la visione generale della filosofia universitaria francese (almeno fino all’inizio del 1970), mai un filosofo nel senso compiuto del termine.

(19)

tp-9713494Il nome di Nietzsche comincia, comunque, a circolare presso un pubblico più ampio dal 1891 soprattutto in articoli come quello del critico letterario e germanista Téodor de Wyzewa, F. Nietzsche, le dernier métaphysicien, apparso nel numero di novembre della «Revue bleue». L’anno successivo in «Le banquet» D. Halévy, in collaborazione con Fernand Gregh, pubblica F. Nietzsche, che contiene la traduzione, con commento, di due capitoli di Al di là del bene e del male. L’articolo è rivolto contro le critiche contenute nel precedente saggio di Wyzewa per il quale Nietzsche è sì uno dei migliori scrittori in lingua tedesca, ma è un nichilista convinto che «nonc’è mai stato nulla, nulla c’è e nulla ci sarà». Nato senza illusioni di sorta, Nietzsche ha un «imperioso bisogno di distruggere» (20) come mai nessuno nell’intera storia del pensiero umano. E anche se «in Francia nessuno lo conosce» Wyzewa è certo che «il giorno in cui sarà conosciuto, il suo effetto sarà vigoroso, la sua fama grande come negli altri paesi. Perché la gioventù francese, delusa dagli dei che hanno soddisfatto i suoi antenati, aspiraad un dio sconosciuto; e nessuno come Nietsche [sic ] ha le qualità per ricoprire appieno questo ruolo».

(21)

tp-9713494A questa interpretazione, secondo cui Nietzsche è un nichilista ed un pessimista, si contrappone quella di Halévy e Gregh per i quali, al contrario, egli è «il filosofo della fiducia, della salute e della gioia»: purtroppo chi ne ha scritto «difficilmente lo ha letto»; in particolare, l’articolo di Wyzewa è «inconsistente» ed ha «grandemente sorpreso chi ha conosciuto Nietzsche»

(22) poiché è «falso» e anzi ha causato grande confusione in coloro che si sono cimentati su Nietzsche essendo partiti solo dalle conclusioni di Wyzewa. Il cuore della dottrina di Nietzsche non è il pessimismo, ma un ottimismo con cui bisogna contrastare la cultura decadente. «C’è un’estetica della decadenza, nata da morali decadenti, alla quale è indispensabile opporsi. Tale è l’estetica di Wagner. Nietzsche ha creduto in Wagner finché è rimasto uno schopenhaueriano; ma dal giorno in cui i suoi occhi si sono aperti alla vita ed egli ha riguadagnato la fiducia nella natura, la musica di Wagner gli è apparsa come una minaccia pubblica».(23) Per questo, laddove Wagner è il tipo della decadenza, Nietzsche è colui che afferma la vita e che esorta ad «accettare interamente la vita, viverla in modo completo ed il più riccamente possibile».(24) Per R. Dreyfus, in Crepuscolo degli Idoli, è contenuta una «grandiosa dichiarazione di guerra» contro tutti gli idoli della decadenza e del pessimismo e, infatti, l’errore fondamentale di Wyzewa sta nell’aver «confuso il pessimismostorico con il pessimismo filosofico».(25) Il «preteso nichilismo di Nietzsche» consiste, infatti, «molto semplicemente nel respingere ogni distinzione cristiana o kantiana tra l’universo vero ed il mondo delle apparenze». (26) E l’errore di Wyzewa è ancora più grave in quanto egli ha reso Umwertung aller Werte con «svalutazione di tutti i valori», laddove, invece, per Dreyfus, bisognerebbe leggere «ristabilimento di tutti i valori». (27) Nel 1893 «Le banquet» termina la sua breve esistenza, ma molti dei suoi redattori, tra cui Gregh, Halévy e Dreyfus, confluiranno nella “Revue blanche ” rivista in cui continueranno a portare avanti traduzioni e studi riguardo l’opera di Nietzsche.

tp-9713494L’altro avvenimento rilevante del 1892 è la pubblicazione, presso una rivista anarchica belga «La Société nouvelle», di Il caso Wagner, compiuta da Halévy ancora in collaborazione con R. Dreyfus (la traduzione apparirà in Francia l’anno successivo, la stessa rivista pubblicherà nel 1895 la traduzione di Anticristo a cura di H. Albert). Al contrario di Wagner a Bayreuth del 1877 che aveva avuto poca eco, questa traduzione suscita immediato interesse soprattutto perché contiene la critica più forte del tempo a Wagner. Camille Mauclair ricorda «la rabbia che ci prese dopo le prime traduzioni di Nietzsche» riferendosi presumibilmente proprio a questa del 1892 la quale non è un’opera che contiene «la ribellione dello spirito contro una dottrina» ma «lo stimolo dell’offesa verso una creatura adorata. Wagner è stato per noi ben più di una passione, una religione». (28) Un anonimo, autore di una recensione della traduzione apparsa in «La Société nouvelle», nota che si tratta di un «pamphlet ridicolo» caratterizzato da una «incoerenza frenetica». (29) Adolphe Retté si esprime invece in questi termini: «i Wagneriani non hanno perdonato a Nietzsche l’abiura con la quale, dopo aver difeso il dramma musicale, si pone ad attaccarlo con una animosità non priva di logica. Alcuni aVermano che egli abbia voluto distinguersi, per attirare l’attenzione su di sé alle spese del Buddha di Bayreuth. Altri dichiarano che ciò sia dovuto all’insanità prematura».

(30) Pur nelle critiche, a volte estremamente dure, cui va incontro Nietzsche, la traduzione di Il caso Wagner è strumentale rispetto al progetto di superare l’estetica wagneriana e simbolista da parte di alcuni autori; è altresì indicativa di un periodo di passaggio culturale. «Per molti giovani autori francesi le idee di Nietzsche si dimostrano un’utile arma con cui minare i Simbolisti ed il loro attaccamento wagneriano alla decadenza».(31) 

1.2. La traduzione completa di H. Albert

tp-9713494Dunque, sul versante delle traduzioni, è opinione diffusa che dal 1888 il nome di Nietzsche si trovi, in Francia, in una situazione del tutto particolare: egli è conosciuto, ma la sua fama ha preceduto la traduzione delle sue opere. Oltre a Wyzewa, anche Gide afferma che «l’influenza di Nietzsche ha preceduto da noi l’apparizione della sua opera», anzi, si può dire che la sua influenza «sia più importante della sua opera, o anche che la sua opera sia solo di influenza». (32) Il problema principale consiste nella mancanza, oltre a quelle citate e ad alcune parziali di frammenti, di traduzioni complete per cui la conoscenza di Nietzsche rimane preclusa agli autori che non conoscono il tedesco. Nel 1894 Henri Albert, redattore del “Mercure de France”, constata che «Nietzsche è celebre presso di noi, ma appena conosciuto» e che «si citano ad ogni proposito i suoi aforismi mal compresi», nonostante la sua opera sia ancora avvolta «nelle tenebre dell’ignoto».  (33) 

tp-9713494Nel 1895, data in cui il «Mercure de France» pubblica un’inchiesta «sulle relazione franco–tedesche, Nietzsche è nominato quattro volte. Il suo nome ritorna ventitre volte in un’inchiesta analoga nel 1902».(34)  Ciò significa che, in

una decina di anni, anche se, come detto, principalmente in circoli letterari, in riviste dalla breve vita, il dibattito viene in qualche modo apprestato, alcuni temi iniziano a circolare, in modo tale che «l’opera di Nietzsche cade in un terreno preparato; essa avrebbe altrimenti rischiato di non attecchire; adesso, invece, non sorprende, ma conferma».(35) 

tp-9713494Diviene indispensabile, perciò, colmare la lacuna che riguarda la traduzione. È Henri Albert che si incarica di intraprendere tale compito e che si mette in contatto con E. Förster–Nietzsche annunciandole il suo arrivo a Naumburg nell’ottobre del 1894. Il legame tra Albert e E. Förster–Nietzsche durerà fino alla prima guerra mondiale ed Albert non sarà solo il traduttore dell’opera di Nietzsche, ma anche influente autore presso la stampa parigina, attraverso la quale annuncia l’imminente impresa già dall’inizio dei lavori.(36) 

Inoltre, egli non mancherà di utilizzare Weimar per garantire il proprio monopolio sulle traduzioni francesi. In vista di ciò protesterà, sia nella corrispondenza con E. Förster–Nietzsche, sia lamentandosi presso le varie riviste che permettono la pubblicazione di traduzioni anche frammentarie. I reclami di Albert si indirizzeranno verso una «esecrabile traduzione» di Al di là del bene e del male (1896) a cura di L. Weiscopf e G. Art, così come verso la «Revue blanche» per la pubblicazione di una scelta di frammenti di Nietzsche ad opera di Halévy e R. Dreyfus, (37) traduzione che sarebbe stata inopportuna perché slegata dalle altre opere di Nietzsche in cui egli chiarisce la sua posizione rispetto a Wagner.(38) 

tp-9713494A causa di un lavoro di traduzione che si rivela più complesso del previsto e di problemi con l’editore Naumann, solo nel 1898, Così parlò Zarathustra e Al di là del bene e del male (dopo che le rispettive traduzioni sono state riviste e corrette da Fritz Koegel al Nietzsche–Archiv) (39)  vengono pubblicati con una coedizione: Naumann li stamperà a Leipzig (ma dalla fine dello stesso anno il Mercure acquisisce il diritto di stampare in proprio e nel formato che più conviene le opere) e la Société du Mercure de France li metterà in vendita a Parigi. Inizia, così, a concretizzarsi la possibilità di tradurre, pur con problemi per il primo scarso successo delle vendite, tutta l’opera di Nietzsche per renderla accessibile ad un pubblico sempre più vasto. Il progetto di tradurre l’intera produzione nietzschiana è ragguardevole in sé ma, ovviamente, acquista una maggiore importanza poiché per la prima volta saranno leggibili

i testi fondamentali come rimarca G. Bianquis, nella recensione a Così parlò Zarathustra. «Il filosofo tedesco F.Nietzsche ha, da dieci anni, presso di noi la particolare situazione di un autore famoso (ed anche alla moda) del quale però non abbiamo mai, per così dire, potuto leggere una sola riga, poiché nessuna delle sue opere più importanti era stata tradotta in francese. Ma grazie a Henri Albert questa situazione anormale sta finalmente per finire».) (40)

tp-9713494Albert si assicurerà, dunque, il monopolio francese: sarà lui il direttore della pubblicazione delle Oeuvres complètes, per un totale di undici volumi. «Il divario tra pubblicazione e traduzione si ricompone (se si può dire che sia stato mai definitivamente sanato) infine nel 1908 con la prima apparizione in Germania di Ecce homo e la quasi immediata uscita della versione di Albert nel “Mercure de France”». ) (41)

tp-9713494L’interesse di Albert verso quello che lui dichiara il «poeta filosofo» dipende dall’ammirazione verso la forma di frasi ed aforismi e dalla profondità che egli riconosce sotto tale grazia formale, dall’abisso del pensiero che questa disvela, nonché dalla facoltà dominante in Nietzsche di vivere le sue idee fino a scendere, guidato da esse, nei suoi meandri più intrinseci. Per Albert «solo ciò che c’è di più profondamente umano in Nietzsche dovrebbe interessarci nella sua opera; essa, allontanata dalla sua personalità, cade nel nulla»). (42) I primi tentativi fatti per introdurre la sua filosofia in Francia sono doverosi, per quanto ancora insuffcienti, ma, del resto, l’interesse nei suoi confronti e, conseguentemente, il lavoro intorno alle sue opere non potrà far altro che aumentare «nella misura in cui si conoscerà meglio la loro alta portata umana ed il loro incontestabile significato per l’avvenire».(43)

1.3. I primi tentativi biografici

tp-9713494I problemi concernenti i primi approcci biografici a Nietzsche sono vari e di differente natura. Per Le Rider, innanzitutto, fino agli anni ’50 risulta impossibile scrivere una biografia che non abbia a che fare con la «mitologia», con la «leggenda» della figura di Nietzsche come dimostrato dal filo conduttore dell’opera di E. Bertram, Nietzsche. Essai de mythologie, tradotta in Francia nel 1932. Uno dei motivi di questa diffcoltà nel redigere una biografia «non mitologica» è la stesura, da una parte, di un’autobiografia come Ecce homo, in cui Nietzsche ha imposto la propria versione dei fatti, ha forgiato il proprio personaggio, si è autocreato una personalità. In secondo luogo, i biografi si sono trovati a dover aVrontare la questione delle falsificazioni compiute da E. Förster–Nietzsche, non solo sull’opera, ma anche sulla vita, sulla realtà esistenziale del fratello. L’interesse di E. Förster–Nietzsche, una volta assicuratasi il monopolio del lascito del fratello, è quello di costruirne una immagine in cui lei sia il vero punto di riferimento affettivo ed intellettuale, a detrimento sia di P. Gast, sia della madre; di descriverne la vita nei termini di una «sorta di casta santità» in cui passavano in secondo piano l’incontro con L. Salomé ed il particolare rapporto a tre con P. Rée. «Era necessario riconciliare Nietzsche e Wagner, anche se a titolo postumo, ed aVermare che, sull’essenziale, i due erano rimasti d’accordo. Bisognava tacere di tutto ciò che

aveva fatto passare Nietzsche per un “cattivo Tedesco” e per un francofilo. Bisognava bloccare le voci riguardo la malattia di Nietzsche: egli aveva ceduto al sovraccarico intellettuale, tutto qui».(44) Tutti questi obbiettivi sono stati perseguiti da E. Förster–Nietzsche nelle successive pubblicazioni della sua biografia (45)capace di creare non solo una sorta di tradizione «weimeriana», ma di produrre anche un punto di riferimento e di costruire un’immagine così duratura «che opererà ancora su C. Andler (46) e Mann». (47)

tp-9713494Cionondimeno, dalla seconda metà del 1896 iniziano, in Francia, anche i primi tentativi biografici che si dipanano da uno dei problemi interpretativi centrali, quello di armonizzare le contraddizioni che trasparivano nel pensiero di Nietzsche, cercando di risolverle, almeno nella maggioranza dei casi, relazionandone l’opera con la vita. Il libro di Wyzewa, Ecrivains étrangers si apre con l’analisi di un ritratto di Nietzsche in cui l’autore, esaminando i tratti del volto, scorge i segni di un conflitto intimo: tale descrizione risulterebbe sia utile per una ricostruzione biografica della tragedia personale di Nietzsche, sia per un’interpretazione delle sue teorie che, a tale tragedia, sono strettamente collegate. (48) L’approccio che giunge ad appuntare l’attenzione sulla salute mentale di Nietzsche, porta molti a giudicare l’opera frutto di quella: per Ernest Seillière il pensiero di Nietzsche è patologico dalla sua origine e, citando Paul Michaud, (49) concorda con la sua conclusione: Così parlò Zarathustra avrebbe potuto convenientemente intitolarsi «così parlò un candidato ad una paralisi generale». (50)

tp-9713494E, se questa è una considerazione già abbastanza tarda, essa viene in realtà da lontano. Jean Bourdeau, ad esempio, si interroga sulla possibile parentela tra forme di talento e follia, indagando lo «smisurato orgoglio» dell’autore e distinguendo tra il contrasto assoluto che in lui sussiste «tra l’uomo, di una modestia perfetta [. . .] e lo scrittore cinico». (51) Nelle sue opere, tra cui Così parlò Zarathustra è una delle più «strane», non vi è solo un immoralismo assoluto, ma anche un cruellisme ed una forma di «neocinismo». I suoi libri attirano perché egli odia e denuncia la menzogna, perché vuole risvegliare generazioni stanche e, predicando la severità verso di sé e verso gli altri, riportarle alla forza; allo stesso tempo, però, egli «disgusta» perché riduce l’individuo a se stesso, lo rende orgoglioso, crudele, vanitoso. La sua non è una filosofia, o comunque è «perversa», poiché manca di sistema; se si può tentare di seguire il filo delle sue idee, è altrettanto vero che questo si perde facilmente e spesso. «Il suo cangiante umore esclude e comprende la pietà, vieta il dolore e poi ne vanta la benefica virtù. Egli è uno psicologo, un sognatore che fa pensare, ma che vi porta su cime pericolose, lungo precipizi, che dà la vertigine, al punto tale che dopo averlo letto si cercano gli scalini per ridiscendere alla vita». (52)

tp-9713494E la vertigine è talmente forte che Bourdeau si perizia di raccontare aneddoti su come si sia trasformato, peggiorando, un timido studente dopo aver letto Nietzsche. In questo senso, il pensiero di Nietzsche non è solo frutto di una mente malata, ma tale malattia è contagiosa e, dunque, conseguentemente è pericoloso leggerne le opere. Il solo modo di potersi avvicinare è a piccole dosi, come un veleno che in questo modo può essere salutare. Anche se «la filosofia di Nietzsche è il riflesso della sua immaginazione più che del suo carattere», poiché la sua vita è sempre«rimasta estranea all’azione», tuttavia i suoi scritti possono, con le cautele dette, essere «un antidoto alla malattia del secolo, al pessimismo scorato, al disgusto verso la vita».(53)

tp-9713494Le immagini sono, per alcuni, il modo naturale in cui Nietzsche tende ad esprimersi non solo in ambito strettamente letterario: esse sarebbero anzi il modo di procedere naturale del suo «ragionamento»; si avrebbe, dunque, sempre un’immagine netta, «individuale» che viene percepita sia «nella sua forma propria», sia «nel suo valore simbolico». (54) Del resto, tale linguaggio metaforico si combina con un carattere «orgoglioso al massimo grado, convinto della propria superiorità»: Nietzsche sarebbe stato persuaso che «tutto ciò che pensava lo fosse per la prima volta, eccitato senza freno dal ben noto prurito che consiste nel credere sempre che la maggioranza degli uomini sia stupida e che invece non ci si possa sbagliare nell’essere paradossale; o che, almeno, il paradosso sia un’evasione dalla stupidità e l’inizio del cammino verso la verità». (55)

tp-9713494Le immagini, pur nel loro costante, voluto, orgoglioso paradosso, sono, però, anche il luogo in cui, «durante il sonno momentaneo della ragione», le sue idee così contraddittorie raggiungono una «specie di tregua apparente, di inattesa riconciliazione» in uno splendore che, però, resta quello di «un’immagine priva di senso».(56) E, poiché nella sua «combattiva produzione», ciascuno, se riesce a combinare «con perizia le asserzioni spesso contraddittorie che egli ha gettato sulla carta, secondo il suo umore mutevole», può rintracciare delle «armi convenienti», si può fare di lui «l’avvocato delle cause più numerose e diverse».  (57) D’altro canto, la lettura di Wyzewa va in tutt’altra direzione, asserendo che in Nietzsche non rimane nulla se non un desolante approdo nichilistico; la sua stessa originalità, lungi dall’emergere dalle sue idee, è riscontrabile solo nel fatto che, unico tra i filosofi, abbia «dato a tutte le sue idee una stessa direzione, negando l’insieme delle occupazioni umane», «in modo da non lasciare intatto un solo punto su cui poter saldare una credenza o una certezza».  (58)

tp-9713494A tali letture fortemente negative di Nietzsche si contrappone quella di Gide che protesta contro coloro che affermano che sia «un malato», e che la sua follia finale condanni il suo sistema, dichiarando che «c’è una grave incomprensione».  (59) Ma si contrappone anche l’autore di una delle biografie più importanti e più lette del periodo, Henri Lichtenberger, il quale rigetta in modo assoluto le interpretazioni volte «a spiegare lo sviluppo intellettuale di Nietzsche con l’aiuto di una psicologia veramente troppo sommaria e semplicista».  (60) Lichtenberger rifiuta, perciò, il tentativo di «discreditare tutta la sua filosofia scegliendo di farla passare per l’opera di un pazzo»  (61) e critica chi pensa che la follia sia stata sempre presente, ad uno stato latente nella sua vita, e ne abbia condizionato l’intera attività intellettuale. Gli appunti che compie qui Lichtenberger sono soprattutto rivolti contro Max Nordau secondo il quale Nietzsche avrebbe «scritto le sue opere essenziali nell’intervallo tra due soggiorni in uno stabilimento di alienati».  (62) Max Nordau aveva pubblicato questa opera nel 1892, con il titolo Entartung (il titolo è dedicato a Lombroso), e vi analizzava la produzione degli autori più letti del momento, Tolstoj, Zola, Ibsen, Nietzsche, come prodotto di stati patologici. Questo libro appare «in traduzione francese nel 1894 e tale traduzione conosce sette riedizioni fino al 1909: esso ha dunque occupato un posto importante all’interno dell’insieme dei testi che presentavano Nietzsche in Francia». (63) L’approccio diagnostico di Nordau descrive Nietzsche come «un pazzo furioso» che, con «occhi sfavillanti e bocca schiumante», «eiacula fiotti di parole assordanti e, nel mezzo del suo vociferare, ora esplode in un riso folle, ora lancia ingiurie oscene e maledizioni, ora si getta in una danza vertiginosa». (64) Ciò di cui Nietzsche soVre è «sadismo nella sua forma più acuta»; (65) il cuore della sua dottrina si rivela inficiato da una psicopatologia sessuale. I sintomi più evidenti sono ricercati da Nordau nella Genealogia della morale, la quale è piena non solo di errori antropologici, ma anche di vere e proprie aberrazioni circa l’idea della vendetta cosciente degli ebrei contro i loro oppressori. A livello etimologico, Michel Bréal, filologo e germanista di origine ebraica, afferma che «la maggior parte dei fatti linguistici citati da Nietzsche è inesatta o male interpre tata» (66) e porta come esempio la forma «duonus», che ricorre, nella Genealogia della morale (I Saggio, § 5), come antica radice mantenuta in bonus e bellum e capace di connettere i due termini: tali elucubrazioni, per Bréal, «derivano da una semplice allucinazione».

(67) Quella di Nietzsche è una filosofia colma di luoghi comuni e non di novità, anzi la sua presunta originalità «consiste semplicemente nella inversione infantile del corso razionale del pensiero»; (68) o, meglio, anche se questo «infelice lunatico è stato proposto come un “filosofo” e le sue stupidaggini come un “sistema”», si tratta in realtà di un uomo che «scarabocchia la sua unica, solitaria, volgare divagazione» e che «grida in ogni singola riga» (69) dei suoi scritti. 

tp-9713494A tale linea interpretativa Lichtenberger si oppone affermando che, anche nei momenti degli accessi più violenti della sua malattia, questa non è mai intervenuta a danneggiare le facoltà intellettuali di Nietzsche; che, del resto, egli

ha scritto la maggior parte delle sue opere fondamentali nell’arco di anni che va dal 1882 ed il 1887, cioè in un periodo in cui la malattia di cui soVriva sembrava essersi mitigata. In nessuna delle sue opere sono rintracciabili, per Lichtenberger, i semi della follia; né lo sono nelle lettere indirizzate sino alla fine del 1888 a Brandes; la follia si rivela «del tutto bruscamente» nel biglietto a Brandes stesso datato 4 gennaio 1889 che «non lascia più alcun dubbio sullo stato di salute di Nietzsche: è manifestamente l’opera di un folle». (70) Ma le teorie di Nietzsche vanno abbordate, secondo Lichtenberger, come se egli fosse morto nel 1889 e non sopravvissuto come un vegetale poiché esse sono contenute in scritti composti «in un momento in cui il loro autore godeva ancora della pienezza delle proprie facoltà». (71)

tp-9713494Insieme alla biografia di Lichtenberger, riveste notevole importanza anche quella di D. Halévy che, pubblicata nel 1909, conoscerà otto edizioni fino al 1922 quando la biografia di Charles Andler inizierà ad essere considerata un indispensabile punto di riferimento. Le notizie per il suo lavoro sono ricercate da Halévy presso Malwida Meysenburg, alla quale viene raccomandato da G. Monod. Egli si distacca dalla tradizione weimeriana per accostarsi ai nietzschiani di Basilea, tra cui C. Bernoulli, del quale recensisce il libro sul rapporto tra Nietzsche e Overbeck, stigmatizzando la biografia di E. Nietzsche come l’opera di una sorella che esalta, senza giudicare e, anzi, contraddice o disprezza le testimonianze di vari amici. (72) Il tradimento di Weimar e le critiche a E. Nietzsche costeranno ad Halévy la reazione di quella, consigliata da E. Holzer (il libro di Halévy sarebbe influenzato dannosamente da Bernoulli, vi si darebbe troppa importanza a L. Salomé, criticando al contempo l’operato della sorella). Ella invierà, dal 1910, numerose missive a riviste francesi, in cui accuserà Halévy di aver commesso numerosi errori sia rispetto ai fatti, sia rispetto alle date. La querelle si svolge su «La phalange», ma alla richiesta di Halévy di poter avere indicazioni sulla precisa natura degli errori per poterli correggere non ci saranno risposte dirette, se non una lettera in cui E. Nietzsche si dice impossibilitata a ciò perché Holzer, che stava preparandone una lista, è morto nel frattempo e perché lei stessa, «minacciata dalla cecità», non può intraprendere un tale lavoro.

tp-9713494Per Halévy, che si soVerma sulle origini nobili della famiglia di Nietzsche e sulla figura del padre, sono fondamentali, nello sviluppo intellettuale del filosofo, sia la formazione filologica, sia l’esperienza della guerra del 1870. Il nodo della filosofia di Nietzsche sarebbe incentrato sul rapporto tra il filosofo e Wagner, nella cui ricostruzione, da parte di Halévy, M. Espagne mette in risalto il tentativo di spostare il problema dell’antisemitismo da Nietzsche a Wagner. (73)

L’Übermensch sarebbe, infine, solo la risposta al Parsifal, nonché una possibile speranza di poter sfuggire all’eterno ritorno. Queste due rivelazioni creano in Nietzsche uno stato di ambiguità emotiva per il quale « egli  provava un orgoglio divino, ma, allo stesso tempo, aveva paura ed era spaventato come uno dei profeti d’Israele che tremano davanti a Dio ricevendone l’ordine della loro missione». (74) Del resto, il tema dell’Übermensch, per Halévy, non è passibile di una descrizione dettagliata, o di una definizione minuziosa e completa, la figura dell’Übermensch è, infatti, «il sogno e la menzogna di un poeta lirico». (75) Halévy, comunque, mette in evidenza l’elitarismo di Nietzsche condividendolo appieno poiché le moltitudini degli umili «non meriterebbero di vivere se la loro attività non fosse, in ultima istanza, retta da una élite» e, per questo stesso motivo, «utilizzata per dei fini gloriosi». (76)

tp-9713494Gli aspetti particolari e più originali dell’opera di Halévy sono due: da una parte un’analisi quasi filologica sul lavorio, gli scacchi, le diffcoltà che hanno inquietato Nietzsche nel processo che doveva portarlo a redigere lo Zarathustra (analisi che darà luogo ad un testo separato Le travail du Zarathustra); dall’altra, nell’edizione del 1944, i dubbi circa la validità della Volontà di potenza che G. Bianquis aveva tradotto nel 1935, basandosi sulla compilazione di F. Würzbach del 1930. Questi «assicura che Nietzsche amava quel caos da cui “ci si aspetta di veder uscire, in ogni istante, una stella danzante” [. . .] La sua affermazione non è però, per questo, meno azzardata. [. . .] Nietzsche rilesse i suoi taccuini? Non abbiamo nessun segno di ciò. La sua tentazione era quella di accrescerli sempre e febbrilmente». (77) Se, per M. Espagne, il libro di Halévy è, in qualche modo, «inquietante, perché crea degli stereotipi aggirando la questione  del giudaismo» in Nietzsche, è anche vero che questo «aggiramento è messo al servizio di una universalizzazione del pensiero» del filosofo tedesco che «trascende le frontiere della Germania». (78) Del resto, l’impressione suscitata dalla biografia di Halévy fu piuttosto buona, come dimostrato dalla recensione che gli riserva E. Faguet secondoil quale il libro, in cui «l’autore si eclissa e dove appare solo l’eroe», è «sicuro, solido, sobrio, discreto»; si tratta di un’opera in cui «le analisi “dei luoghi” occupano solo la parte che devono occupare, in cui la peribiografia non soffoca la biografia, infine un libro che si presenta come il modello stesso degli studi biografici». (79) Il che, avendo presente il problema della mistificazione della biografia di Nietzsche messo in evidenza da Le Rider, per rimanere al solo ambito francese, non è di poca importanza.

1. Washington, University Press of America, 1982.

2. Ibidem, p. 43.

3. Ibidem, p. 125.

4. Ibidem, p. 108

5. Per le opere di Nietzsche si farà riferimento a: F. Netzsche, Nietzsche Werke, Kritische Gesamtausgabe, Briefwechsel, a cura di G. Colli e M. Montinari,Berlino, De Gruyter, 1967sgg; trad. it., Milano Adelphi, 1964 sgg. Si utilizzerà, inoltre: F. Nietzsche, La volontà di potenza, Milano, Bompiani, 2001, nuova edizione italiana a cura di M. Ferraris e P. Kobau. In francese, salvo diversa indicazione: Oeuvres complètes de Frédéric Nietzsche, traduzione di Henri Albert, Paris, Mercure de France, 1898–1908.

6. G. Bianquis, Nietzsche en France. L’influence de Nietzsche sur la pensée française, Paris, Alcan, 1929, p. 6.

7. M. Montinari, Aufgabe der Nietzsche–Forschung heute: Nietzsche Auseinandersetzung mit der französischen Literatur des 19. Jahrhunderts, in S. Bauschinger, S.L. Cocalis, S. Lennox, Nietzsche heute: die Rezeption seines Werks nach 1968, Bern, Stuttgart, Francke, 1988, pp. 137–148.

8. Ibidem.

9. J. De Gaultier, De Kant à Nietzsche, in «Mercure de France», 1904, LI, p. 579. Per quanto riguarda il pensiero di Jules de Gaultier si rimanda a: J. De Gaultier, Le Bovarysme, Paris, Mercure de France, 1902, Paris, PUPS, 2006, con uno studio di Per Buvik: Le Principe bovaryque; J. De Gaultier, Le Bovarysme. La psychologie dans l’œuvre de Flaubert. Suivi d’une série d’études réunies et coordonnées par Per Buvik, Paris, Éditions du Sandre, 2007A. Gonzi, Jules de Gaultier, la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura

francese del primo Novecento, Firenze, Le Cáriti, 2008.

10. J. Le Rider, Nietzsche en France: de la fin du XIXe siècle au temps présent,

Paris, PUF, 1999, p. 71.

11. Ivi, p. 44. E. Schuré, L’individualisme et l’anarchie en littérature, F.Nietzsche et sa philosophie, in «Revue des deux mondes», 1895, CXXX, pp.774–805. «Incontrai Nietzsche a Bayreuth nel 1876, alle prime rappresentazioni dell’Anello del Nibelungo. Parlando con lui, fui sorpreso della superiorità del suo spirito della stranezza della sua fisionomia. [. . .] Era allo stesso tempo l’occhio di un acuto osservatore e di un visionario fanatico» (p. 782). Durante la rappresentazione egli appariva «triste. SoVriva già dell’inizio del male cerebrale che lo avrebbe sopraVatto più tardi, ma più ancora soffriva di una malinconia profonda». Causa di tale malinconia sarebbe stata per Schuré la sensazione della propria inferiorità rispetto alla grandezza di Wagner, anzi la rottura con Wagner fu provocata, principalmente, dall’«orgoglio ferito del discepolo» (p. 785).

12. H.A. Taine, H. Taine, sa vie et sa correspondance, Paris, Hachette,

1902–1907, 4 voll.,1907, pp. 220, 241, 276.

13. Ibidem, p. 277.

14. J. Bourdeau, Les Maîtres de la pensée contemporaine: Stendhal, Taine, Renan, Herbert Spencer, Nietzsche, Tolstoï, Ruskin, Victor Hugo; bilan du XIXe siècle, Paris, F. Alcan, 1904.

15. J. Le Rider, Nietzsche en France, cit., p. 45.

16. J. Bourdeau, Les Maîtres de la pensée contemporaine, cit., p. 138.

17. S. Barbera, Un biglietto smarrito di Friedrich Nietzsche a Jean Bourdeau, in «Belfagor», 1999, LIV, pp. 74–78. Cfr., inoltre, P. Lasserre, La Morale de Nietzsche, Paris, Editions du Mercure de France, 1902. Grazie all’intermediazione di Taine «una corrispondenza si stabilì tra Nietzsche ed il suo futuro interprete; un giorno quest’ultimo ricevette una lettera in cui l’autore di Zarathustra gli rivelava che egli era il Cristo» (p. 137).

18. J. Bourdeau , Les Maîtres de la pensée contemporaine, cit., p. 138

19. J. Le Rider, Nietzsche en France, cit., p. 47.

20. T. De Wyzewa, Frédéric Nietzsche, le dernier métaphysicien, in «La revue bleue», novembre 1891, XLVIII, pp. 586–592, pp. 592, 587–588.

21Ibidem, p. 586.

22. D. Halévy, F. Gregh, Frédéric Nietzsche, in «Le banquet», 2 aprile 1892, pp. 33–35, p. 33.

23Ibidem, p. 34.

24Ibidem.

25. R. Dreyfus, La philosophie du marteau, in «Le banquet», 3 maggio 1892.

26Ibidem, p. 70.

27Ibidem, p. 67n.

28. C. Mauclair, Servitude et grandeur littéraires, Paris, Ollendorff, 1922, p. 225.

29. Memento, Compte rendu, in «La jeune Belgique», febbraio 1892, XI, p. 163.

30. A. Retté, Sur Nietzsche, in «La plume», 1 settembre 1898, IX, p. 517.

31. C.E. Forth, Nietzsche. Decadence and Regeneration in France, 1881–95, in «Journal of history of ideas», 1993, p. 110.

32. A. Gide, Prétextes, Paris, Mercure de France, 1903, p. 163.

33. H. Albert, Les œuvres complètes de Nietzsche, in «Mercure de France»,II semestre 1894, VI, p. 449.

34. J. Le Rider, Nietzsche en France, cit., p. 50.

35. A. Gide, Prétextes, cit., p. 163.

36. H. Albert, Les œuvres complètes de Nietzsche, cit., p. 450.

37. D. Halévy, R. Dreyfus (a cura di), Frédéric NietzscheEtudes et fragments, in «Revue blanche», I semestre 1897, XII.

38. H. Albert, Nietzsche (1), in «Mercure de France», gennaio 1893, VII, p. 55.

39. J. Le Rider, Nietzsche en France, cit., p. 54.

40. G. Bianquis, Compte rendu, in «L’illustration», 26 novembre 1898.

41. D. Smith, Transvaluations: Nietzsche en France 1872–1972, Oxford, Oxford University Press, 1996, p. 39.

42. H. Albert, Nietzsche (suite), in «Mercure de France», febbraio 1893, VII, p. 171.

43. H. Albert, Nietzsche (1), cit., p. 48

44. J. Le Rider, Nietzsche en France, cit., p. 110.

45. E. Förster–Nietzsche, Das Leben F. Nietzsche’s, Leipzig, Naumann,

1895–1904, 2 voll.

46. C. Andler, Nietzsche. Sa vie et sa pensée, Paris, Gallimard, 1920–31, 6 voll., poi in tre volumi 1958–59.

47. F. Nietzsche, La volontà di potenza, cit., p. 627.

48. T. De Wyzewa, Ecrivains étrangers, Paris, Perrin, 1898, pp. 29–31.

49. P. Michaut, Le début de la maladie de Nietzsche: manifestations littéraires de la période lucide de la paralysie générale progressive, Paris, Orsoni, 1903 e, successivamente, in «Clinique générale de chirurgie», gennaio 1904, n. 4–7.

50. E. Seillière, Apollon ou Dionysos, étude critique sur Frédéric Nietzsche et l’utilitarisme impérialiste, Paris, Plon, 1905, p. 253.

51. J. Bourdeau, Les Maîtres de la pensée contemporaine, cit., p. 121.

52Ibidem, p. 131.

53Ibidem, p. 136.

54. T. De Wyzewa, Ecrivains étrangers, cit., pp. 5–6.

55. E. Faguet, En lisant Nietzsche, Paris, Société française d’imprimerie et de librairie, 1904, p. 4.

56. E. Seillière, Apollon ou Dionysos, cit., p. 253.

57Ibidem, p. 116.

58. T. De Wyzewa, Ecrivains étrangers, cit., pp. 25–26.

59. A. Gide, Prétextes, cit., p. 177.

60. H. Lichtenberger, La philosophie de Nietzsche, Paris, Alcan, 1898, p. 75.

61Ibidem, p. 79.

62. M. Nordau, Entartung, 2 voll,1892–1893, Berlin, Duncker, trad. fr.,Dégénérescence, 2 voll., Paris, Alcan, 1894, vol. II, p. 370.

63. M. Espagne, Lecteurs juifs de Nietzsche en France, autour de1900, in D. Bourel, J. Le Rider, De Sils–Maria à Jérusalem. Nietzsche et le judaïsme. Les intellectuels juifs et Nietzsche, Paris, Les éditions du cerf, 1991, pp. 227–245, p. 241..

64. M. Nordau, Dégénérescence, cit., p. 308.

65. Ibidem, p. 451.

66. H. Lichtenberger, La philosophie de Nietzsche, cit., p. 168. M. Bréal, Les étymologies du philosophe Nietzsche, in «Mémoires de la Société de linguistique de Paris», 1896, IX, pp. 457 e ss.

67. M. Espagne, Lecteurs juifs de Nietzsche en France, autour de 1900, cit., p. 242.

68. M. Nordau, Dégénérescence, cit., p. 446.

69Ibidem, p. 472.

70. H. Lichtenberger, La philosophie de Nietzsche, cit., pp. 82–83.

71Ibidem.

72. D. Halévy, Nietzsche et Overbeck, in «Journal des débats», 30 agosto 1908.

73. D. Halévy, La vie de F. Nietzsche, Paris, Calmann–Levy, 1909, p. 197.

74Ibidem, p. 234.

75Ibidem, p. 268.

76Ibidem, p. 354.

77. D. Halévy, La vie de F. Nietzsche, Paris, Grasset, 1944, pp. 477 e ss.

78. M. Espagne, Lecteurs juifs de Nietzsche en France, autour de 1900, cit., p. 235.

79. E. Faguet, La vie de F. Nietzsche, in «Revue des deux mondes», I luglio

1910, LVIII, p. 164.

© Alice Gonzi. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata. Vietato il deep link. Copia registrata in “corso particolare”. Autorizzato l’uso solo per scopi didattici o di studio personali.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°