Alberto Savinio - Infanzia di Nivasio Dolcemare - Adelphi, Milano, 1998, pp. 179, £ 18.000
Nivasio è anagramma di Savinio, pseudonimo di Andrea De Chirico, fratello del metafisico Giorgio. Insomma è confermata la supposizione che solo dietro gli infingimenti letterari (e qui siamo dietro un triplice schermo onomastico) sono possibili le "vere" autobiografie. Qui Savinio racconta la propria infanzia ad Atene, agli inizi del secolo, in un ambiente diplomatico-internazionale, visto attraverso gli umori di una prosa che fa sembrare questa sua Grecia vera, coi suoi Papatrapatàkos, simile alla fantastica Patagonia-Brianza di Gadda coi suoi Pirobutirro. Prosa "astratta", nel senso di postnarrativa, quella del Nostro. Savinio è troppo intelligente, troppo colto, per abbandonarsi alla pura corda narrativa (quella che richiede spiriti tanto ingenui e sentimentali che ci "danno dentro" nel racconto puro). Ed ecco dunque la descrizione magistrale, la divagazione fumista, il pensiero scintillante condotto sul filo del paradosso. Novecento puro il suo, Novecento da filigrana. Da leggere lentamente la sera, sbarrando tra una riga e l'altra gli occhi nel vuoto.
"Il giorno in cui Nivasio Dolcemare uscì dal grembo materno, il sole picchiava a martello sulla città della civetta". Con questa mitica "espulsione" prende avvio uno dei libri più euforici, esuberanti e visionari di Savinio: libro che è insieme ricostruzione dell'infanzia, della pubertà e dell'adolescenza del protagonista (ma in realtà dell'infanzia, della pubertà e dell'adolescenza tout court) e affresco smagliante e iperreale di un'Atene solare e irrimediabilmente decaduta. Memorabili sono i momenti che scandiscono la formazione di Nivasio a opera dei due bizzarri genitori, il commendatore Visanio e la signora Trigliona, ma non meno memorabile è la capitale, con la luna che brilla sulle vetrate della fabbrica di birra, i corvi che volano nel cielo a due a due, le ossa calcinate dei somari che tracciano le strade bianche; e altrettanto memorabili sono le mille figure che la animano, dal marchese Raul detto l'imbecille e alla baronessa von Rathibor, dal pittore Ermenegildo Bonfiglioli, specializzato in "tondeggiamrenti tiepoleschi", alla giovane Pertilina "lieve come ombra" e "profumata di purezza". Il tutto in una prosa vorticante ed esplosiva, dove una sintassi classicistica si carica di invenzioni lessicali sontuose o grezze, creando un impasto sonoro senza precedenti nella prosa italiana.
'A cura di Alessandro Tinterri'.