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Giuseppe Pulina - Minima animalia - Piccolo bestiario filosofico - Mediando, Sassari 2005

Tra le accezioni che il lemma “originale” contempla nel vocabolario della lingua italiana ve ne sono due che ben si attagliano al soggetto di questa recensione, ovvero il piccolo bestiario filosofico dal titolo Minima Animalia del professor Giuseppe Pulina: nel significato estensivo “originale” sta infatti per “interamente nuovo, che non ripete modelli precedenti”, e nel significato figurativo sta per “strano, bizzarro, stravagante” (Dizionario interattivo Garzanti); premettendo che il valore dell’attribuzione del significato estensivo di “originale” ha un valore notevolmente più elevato dell’attribuzione del significato figurativo, procediamo nel valutare le motivazioni che sottendono l’assegnazione di queste duequalità che, seppur eterogenee tra loro, sono riunite sotto il tetto dello stesso vocabolo.
L’originalità “estensiva” del lavoro del professor Pulina consiste nell’aver tracciato, solcando diacronicamente la storia della filosofia, un percorso apparentemente secondario e certamente trascurato quale é senza dubbio quello dell’animale e dell’animalità: infatti, sebbene dell’animalità si sia sempre discusso per potersi vantare di un’umanità di rango superiore, mai ci si era soffermati a esaminare le diverse essenze filosofiche che diversificano ciascun animale dall’altro (e dall’uomo, naturalmente), nè tantomeno si era tentata una ricostruzione in parte storica e in parte monografica dell’uso che i filosofi hanno fatto di ciascuno di essi; Minima Animalia affronta quindi l’intricata foresta della filosofia e a colpi di machete delinea al suo interno un sentiero del tutto proprio (originale, per l’appunto).
L’originalità “figurativa”, ovvero la bizzarria, la stravaganza, la stranezza del lavoro del professor Pulina, se accettata, rivela una doppia faccia dell’opera stessa che l’originalità “estensiva” nella sua compattezza semantica non contempla: “bizzarro”, per il risicatissimo Garzanti, é anche colui che “s’adombra o imbizzarrisce facilmente”; “strano”, oltre ad essere ciò che “si allontana dal normale, dal consueto”, può essere chi “desta perplessità, stupore”; da questa breve ricognizione si può dedurre come l’originalità, presa nell’accezione figurativa, prevede dei chiaroscuri che smorzano i toni euforici con cui lo stesso vocabolo si presenta nell’accezione puramente estensiva. Dunque, per tornare all’oggetto della nostra attenzione, non ci resta che analizzare ciascuna faccia dell’originalità figurativa di Minima Animalia.
Cosa si allontana più dal consueto di un esame della diversità tra arte e scienza condotto attraverso l’antitesi tra un pavone e un tacchino? Molto probabilmente lo stesso esame condotto a partire dall’utilizzo che delle due figure animali hanno fatto pensatori a loro volta inaccostabili quali Giacomo Leopardi e Bertrand Russell: ecco come Giuseppe Pulina manifesta la propria originalità di pensatore, sia estensiva che figurativa.
Originale, e qui ci sta anche “brillante”, é anche la messa in esempio di un problema filosofico, quale la posizione mediana dell’uomo tra tutto e nulla, incarnata nella figura dell’acaro, “il meno percepibile degli esseri viventi” che pure godrebbe, secondo il pensatore francese Blaise Pascal, della stessa dignità riservata all’uomo; oppure la risoluzione di enigmi, come quello inquietante che Nietzsche nello Zarathustra pone ai suoi lettori allorché li sfida a riconoscere il significato del serpente che striscia nella bocca del pastore, e che il pastore, su consiglio di Zarathustra, morde e sputa lontano; un’enigma che da più di cento anni tiene banco nelle dispute tra gli studiosi del “filosofo con il martello”. Nei quattordici capitoli che compongono Minima Animalia il professor Pulina ricostruisce, interpreta, accosta e discosta i più celebri “usi strumentali” che i filosofi hanno fatto delle figure animali nelle loro costruzioni di pensiero: il bestiario che si viene a comporre é così una vera e propria arca dell’alleanza nella quale si riuniscono Giordano Bruno e gli asini, Pavese e i gatti, Lewis Carroll e i maiali, Michelstaedter e le cornacchie, Melville e Moby Dick (non necessariamente sull’arca), Russell e i tacchini, Hegel e le mucche...
Se tutto fin qui é apparso “originale” nel senso positivo del termine é perché fino a questo momento ci siamo occupati dell’accezione estensiva e di una parte dell’accezione figurativa: per rigore di analisi ora non possiamo che spostarci nell’ultimo terreno che ci é rimasto da esplorare, quello scuro e paludoso che insinua, nell’originalità figurativa, “perplessità, stupore”, che “s’adombra o imbizzarrisce facilmente”.
Cosa desta perplessità nell’originalità del lavoro del professor Pulina?
La mancanza di un pubblico di riferimento: infatti, se da una parte il linguaggio espresso dall’autore non utilizza tecnicismi propri della disciplina filosofica (meritandosi a pieno titolo l’aggettivo “docile”, come un collega ha felicemente scritto), dall’altra la densità di citazioni é talmente elevata da non consentire una lettura chiara e altrettanto docile a un lettore non specializzato. Inoltre le citazioni appaiono spesso disgiunte da una funzionalità precisa di significato: un esempio su tutti é quello del titolo, Minima Animalia, che con la Minima Moralia di Adorno condivide solamente una affinità fonetica e assolutamente null’altro; queste “citazioni nominali”, stringendo un legame con il solo significante linguistico, scremano ulteriormente la fascia di pubblico che può cogliere pienamente il significato complessivo dell’opera. Minima Animalia resta dunque sospesa tra un lettore modello dall’alta cultura e uno di primo grado, senza mai schierarsi apertamente per l’uno o per l’altro: un libro per tutti e per nessuno, come direbbe Nietzsche.
Completano, o meglio integrano l’opera, le illustrazioni di Marco Lodola che anticipano visivamente il contenuto dei capitoli. I disegni di Lodola sono caratterizzati da un uso intenso dei colori per dipingere gli animali, in voluto contrasto con l’esclusione cromatica applicata al corpo e al volto dell’uomo, invariabilmente bianco, quasi a rimarcare l’identità dell’essenza degli uomini e la sterminata varietà delle essenze degli animali, peraltro ben più espressivi e significativi degli umani. Una decisa e azzeccata sinergia si crea dunque tra il testo verbale e il testo visivo: il tema dell’alterità dell’animale rispetto all’uomo e viceversa espressa dal professor Pulina attraverso i quattordici capitoli si rispecchia nei quattordici disegni di Marco Lodola che, come detto, contrappongono a un livello pre-linguistico due diverse identità tra uomo e animale veicolate dall’opposizione bianco (corpo dell’uomo)- colorato (corpo dell’animale).

Andrea Gussago

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Giuseppe Pulina, Minima Animalia – Piccolo bestiario filosofico [illustrazioni di Marco Lodola] Sassari, Mediando, pp. 96, € 18,00


  Minima Animalia è quello che si può definire senza tanti preamboli un singolare libro di filosofia. Tale è per il tipo di scrittura adottato e per i contenuti che lo rendono trasversale a molte altre discipline. Saggio pluridisciplinare in cui l’autore, docente di filosofia, studioso del pensiero mitteleuropeo, fa convergere influenze, passioni e interessi tra i più diversi, Minima Animalia può essere inteso come un contributo originale alle ricerche dell’ultima etologia, visto che si parla di animali e di una loro riabilitazione anche nel campo del sapere. È pure un libro di critica letteraria che pone al centro delle sue riflessioni alcuni dei temi delle poetiche di Pavese e Leopardi.
  Per esplicita volontà dell’autore, vuole presentarsi anche come un contributo critico per una difficile battaglia in difesa degli animali, minacciati, in questo caso, non più solo dalle doppiette dei cacciatori, ma anche – se non soprattutto – dalla strumentalizzazione che per fini intellettualistici ne ha spesso fatto la cultura occidentale. Nell’indice del libro, paragonabile ad una sorta di anagrafe aggiornata della lista passeggeri dell’arca di Noè, figurano i gatti di Pavese, l’acaro di Pascal (il filosofo che paragonò l’uomo al più insignificante dei parassiti), il serpente tentatore di Nietzsche, la balena bianca di Melville, i tacchini di Bertrand Russell e gli animali fantastici di Leonardo da Vinci e Borges. Tante sono le curiosità che il lettore può soddisfare, pur non essendo Minima Animalia un repertorio di aneddoti e fredde informazioni. Attraverso i quattordici capitoli che lo costituiscono si scopre che il pregiudizio della presunta inferiorità degli  animali si è consolidato durante il Medio Evo proprio per opera di una delle menti più brillanti della cosiddetta età di mezzo: quell’auctoritas maledetta che rispondeva al nome di Abelardo, libero e spregiudicato genio filosofico. In uno dei capitoli più densi, quello dedicato al filosofo Giordano Bruno, si apprende che nelle opere di questo pensatore figura il più lungo campionario di animali. Per farsene un’idea bisognerebbe leggere il Canto di Circe, lo Spaccio de la bestia trionfante o la Cabala del cavallo Pegaseo. Il lettore potrà inoltre sorprendersi scoprendo che i logici – che vengono comunemente considerati intellettuali dal freddo raziocinio attratti dalle astrazioni e dai simboli – hanno una predilezione tutta loro per gli animali. Wittgenstein parla di cani e gatti nelle sue Ricerche logiche, l’americano Quine di conigli, Popper di cigni e Russell di tacchini.
  Minima Animalia include un duplice bestiario. Infatti, impreziosiscono il libro tredici immagini di Marco Lodola (artista che ha già collaborato con Aldo Busi e Marco Lodoli, realizzando anche le copertine di Timoria e 883), fondatore del nuovo futurismo e avanguardista tra i più apprezzati e quotati, artista di fama internazionale, che sui soggetti da favola e dissertazione filosofica di Minima Animalia ha costruito un suo ciclo tematico. Il filosofo e l’artista, dunque. Entrambi, come la piccola Alice di Lewiss Carroll, personaggi di un mondo incantato che non è solo il frutto della fantasia. Mondo popolato da animali dall’aspetto più o meno ordinario, come draghi, cincillà, conigli, pantamorfi e fenici. Animali di cui il filosofo e l’artista esaltano a loro modo la straordinaria e complessa metaforicità, passando oltre e attraverso i tacchini di Bertrand Russell, i gatti di Pavese, le mucche di Hegel, le sirene di Leonardo da Vinci e il serpente incantatore di Nietzsche.


INDEX



Intro
    I.     Alice nel mondo dei sillogismi
   II.     L’abisso di Pascal
  III.     Asini volant
  IV.     Animalandia. Le bestie trionfanti di Giordano Bruno
   V.      Serpinseno
  VI.      Elogio dell’equinità
  VII.      I gatti di Pavese
VIII.     Logici e conigliette
  IX.      Mal di luna
    X.     Bianche balene bianche
  XI.      Metafore della levità
  XII.     Le cornacchie di Michelstaedter
XIII.    Tacchini e Pavoni. Russell contra Leopardi
XIV.     L’ultimo drago
Indice analitico



31 maggio 2006
"Minima animalia" (il cui titolo richiama con propositi ben diversi una nota opera del filosofo tedesco Adorno) è una raccolta di 14 saggi incentrati su diverse figure di animali di cui artisti, pensatori e poeti si sono spesso serviti con finalità puramente strumentali. Uno dei pregi dell'opera sono anche le illustrazioni di Marco Lodola, artista di fama internazionale, che sui soggetti da favola e dissertazione filosofica di "Minima Animalia" ha costruito un suo ciclo tematico.

Giuseppe Pulina

Minima animalia. Piccolo bestiario filosofico

Mediando  2005

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